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Grillo: "Pd? Mai alleanza. Governo M5S o lascio". Appello degli intellettuali, saltata 'marcia' su Roma

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Cinque ore di riunione in un albergo all'Eur di Roma e dal 'conclave' dei neo-parlamentari grillini è arrivata - di nuovo - l'unica decisione che il Pd si augurava non uscisse: il Movimento 5 Stelle, per voce dei suoi capigruppo alla Camera e al Senato, Roberta Lombardi e Vito Crimi, ha infatti ribadito di non essere interessato a stringere alleanze con chicchessia, ma di avere intenzione di chiedere al Capo dello Stato un governo interamente a 5 Stelle.

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"Al presidente Napolitano chiederemo un governo del M5S", ha detto infatti Crimi in conferenza stampa, spiegando: "Se Napolitano accetta un governo 5 Stelle deve accettare 20 punti di programma non un nome" e chiarendo, in definitiva, che i grillini non hanno proposto alcun candidato premier perché "prima viene il programma, poi il nome". Una posizione nettissima, riecheggiata pure da Beppe Grillo, che via Twitter ha postato: "Qualora ci fosse un voto di fiducia dei gruppi parlamentari del #M5S a chi ha distrutto l'Italia, serenamente, mi ritirerò dalla politica".

Il leader del Movimento ha quindi approfondito la sua posizione sul blog, scrivendo: "I partiti cercano di addossare al M5S la responsabilità dello sfascio del Paese dopo aver inciuciato per 20 anni e sorretto insieme il governo di Rigor Mortis alla luce del sole" e ribadendo che poiché "in campagna elettorale il nostro slogan è stato 'Mandiamoli tutti a casa!'" e per tale ragione "il M5S è stato votato da più di 8 milioni di italiani", dunque "sono esclusi in modo categorico accordi con i partiti".

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Tuttavia, all'interno del M5S c'è "fermento" sull'opportunità di una "alleanza con il Pd", come ha spiegato ai giornalisti Ivan Catalano, eletto al Parlamento per la Circoscrizione Lombardia 2. "Un governo va fatto, se no non va avanti il Paese. Qualcuno prenderà la decisione di farlo e lo si farà. Ma c'è tempo per discutere, è inutile fare pressioni, non serve a nulla", ha dichiarato il neo- deputato, ribadendo che su un eventuale referendum per decidere se dialogare con il partito di Pierluigi Bersani "il movimento è in fermento da giorni. Si può fare tutto, non ci sono vincoli".

Una posizione che, però, è stata smentita prima da Lombardi e poi dallo stesso Grillo, facendo trapelare (ancora una volta) la sensazione che il M5S non sia così compatto. "Nessuno ha proposto il referendum", ha detto la capogruppo alla Camera, affermando che la "risposta è che nel Movimento c'è una discussione, una dialettica. Ma noi non facciamo alleanze con i partiti. Mai stati margini di trattativa. A meno che non facciamo un governo 5 stelle, a quel punto chiederemo noi agli altri di sostenerci". E da parte sua, Grillo ha scritto sul proprio blog: "Per quanto mi riguarda non ci sarà alcun referendum interno per chiedere l'appoggio al pdmenoelle o a un governo pseudo tecnico".

Insomma, una situazione di totale stallo, in attesa delle consultazioni con il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, e della prima seduta in Parlamento, che avrebbe dovuto coincidere con una "passeggiata di accompagnamento, con famiglie e bambini, da piazza del Popolo fino a Palazzo Madama", che però è stata cancellata per i timori espressi dalla maggioranza dei grillini di un ulteriore parallelo tra il M5S e il fascismo, dopo le polemiche dei giorni scorsi, innescate da un post pubblicato a gennaio sul proprio blog da Lombardi.

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E a sciogliere il 'gelo' tra 5 Stelle e Pd non sembra essere servito (almeno per ora) neppure l'appello firmato da intellettuali ed esponenti del mondo della cultura e dello spettacolo. Facciamolo!, l'invito a un governo d'alto profilo, sostenuto tra gli altri da Roberto Saviano, Roberto Benigni, Michele Serra, Don Luigi Ciotti, a oggi non ha ancora ricevuto risposta, nonostante la ragionevolezza e la condivisbilità delle motivazioni che lo sostengono: "Mai, dal dopoguerra a oggi, il Parlamento italiano è stato così profondamente rinnovato dal voto popolare", si legge nel documento, che continua: "Per la prima volta i giovani e le donne sono parte cospicua delle due Camere. Per la prima volta ci sono i numeri per dare corpo a un cambiamento sempre invocato, mai realizzato" e si conclude con un appello che è anche un monito: "Sarebbe grave e triste che questa occasione venisse tradita, soprattutto in presenza di una crisi economica e sociale gravissima".

La 'chiusura' del M5S, però, sembra totale e la speranza di un tavolo di trattativa davvero labile, con i grillini impegnati in queste ore a decidere la strategia del Movimento in Parlamento, a parlare di rimborsi, trasparenza e a reclutare i collaboratori (tramite cv, con appello di Roberta Lombardi sul blog di Grillo). Non si sa, dunque, se alla fine il leader dei 5 Stelle cambierà idea e se anche Gianroberto Casaleggio darà il suo placet. L'impressione, al momento, è che il Movimento sia diviso, confuso e forse anche spaventato dalla responsabilità che si trova ad affrontare. Un quadro di incertezza dove, forse, potrebbe trovare terreno la proposta di Laura Puppato di creare un blog comune tra Pd e M5S, dove dialogare sullo stesso terreno e trovare l'intesa e "una fiducia a tempo, per un anno", non necessariamente sugli 8 punti proposti da Bersani.

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