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Grillo vs Olimpiadi: "Trionfo del nazionalismo"

10 giorni di Olimpiadi e 12 medaglie per l'Italia dopo, per Beppe Grillo la misura è piena e il comico ligure pubblica sul suo blog un post di feroce critica ai Giochi di Londra. Motivo? "E' il trionfo del nazionalismo". Altro che spirito olimpico, per il leader del M5S l'"elenco sterminato di sport" al quale manca solo più "le freccette da bar, le bocce e il parcheggio cronometrato in retromarcia" non sarebbe altro che una manifestazione di ipocrisia collettiva: "Non conosco, né ho ha mai conosciuto, nessuno che pratichi il fioretto o la spada in vita mia, però alle Olimpiadi sono orgoglioso se il mio Paese trionfa sulle pedane. Poi, per quattro anni, non me ne può fregare di meno".

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Il punto, secondo Grillo, è che "le Olimpiadi sono una versione smisurata del Colosseo con circences che occupano tutti gli spazi dell'informazione" e come "negli anni della Guerra Fredda, la Germania Est vinceva tutto, aveva atleti formidabili, costruiti in laboratorio, spesso dopati come dei cavalli", in quelli "della Grande Crisi è la Cina a vincere tutto". I Giochi, dunque, non sarebbero altro che un grande spot nazionale, commisurato al potere e al peso politico dei singoli Stati: "Il super nazionalismo ha bisogno di un super medagliere".

"Un bromuro quotidiano sponsorizzato dalle multinazionali" dal quale non si salverebbero neppure gli atleti, con il comico che ricorda con sarcasmo che, una volta, il vincitore "diceva alla mamma 'Sono arrivato uno!'", mentre "oggi si prepara a una carriera da parlamentare", tratteggiando un quadro di meschinità e utilitarismo della peggiore specie. Insomma, le Olimpiadi avrebbero perso lo spirito delle origini, schiacciate dal peso e dall'influenza (nefasta) della Coca Cola e 'declassate' "dalla partecipazione di tennisti, calciatori, giocatori di pallacanestro, professionisti che guadagnano cifre immense, fuori dalla realtà della gente comune, che li applaude come semidei dell'antica Grecia".

Un triste specchio della società attuale, in primis di quella italiana, dove "la medaglia d'oro la conquista il presidente della Repubblica" che "si precipita a congratularsi con l'atleta" vincitore del caso, preoccupandosi di dare al proprio gesto "ampia copertura a tutti i mezzi d'informazione". Una spettacolarizzazione a tutti i costi, alla quale gli sportivi in gara contribuiscono con "grida e pianti, buttati per terra, tarantolati per una stoccata o per un tiro, come se fosse morto o resuscitato cento volte il gatto di famiglia".

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Non mancheranno, dunque, le Olimpiadi, a Beppe Grillo, che dice che di questa edizione null'altro resterà se non "una vecchia regina che si lancia con il paracadute e un pugno di medaglie da appuntare sul petto della Patria". Ma a vedere la gioia e i festeggiamenti per l'oro di Jessica Rossi nella tendopoli di Crevalcore, un posto dove di sicuro non c'è falso buonismo, nè opportunismo, nè ipocrisia, l'impressione - e la speranza - è che lo spirito di Olimpia sia forte e pulsante e sì, forse disturbato da sponsor e "slip griffati" come un'interferenza televisiva, ma non per questo meno vivo e vero.

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