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Guerra all'Isis, Francia verso l'intervento in Siria: "Ma Assad vada via". Renzi contro "iniziative spot"

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Dopo gli Usa e la Gran Bretagna, anche la Francia sceglie la soluzione militare per contrastare l’avanzata dell’Isis e i primi aerei Mirage inviati da Hollande in Siria sono già impegnati nei volti di ricognizione che dovrebbero preludere ad un’azione di guerra nei territori sotto il controllo delle milizie islamiste.

La moneta dello Stato Islamico: sfida al "potere finanziario" mondiale

L’annuncio dell’Eliseo arriva dopo qualche settimana di tentennamenti, frutto di un equilibrismo politico non facile alle luce dell’aggravarsi dell’emergenza umanitaria alle porte del Vecchio Continente, complice una forte pressione dell’opinione pubblica allarmata sia dal pericolo terrorista che dalla crisi dei migranti in corso da questa estate.

Nel mirino del governo francese vi sarebbero, a detta delle fonti più autorevoli vicine all’entourage del primo ministro di Parigi, le postazioni dell’Isis nel cuore della Siria, a partire dalla provincia di Raqqa per finire con le zone rurali dove gli uomini del "Califfo" Al-Baghdadi si sono radicati respingendo in diverse occasioni il contrattacco dell’esercito di Assad.

(Operazioni militari contro l'Isis: la risposta di Hollande alla crisi dei migranti)

Scetticismo nei confronti dell’offensiva militare messa in atto dalla Francia è stato espresso dall’esecutivo italiano, per bocca del premier Matteo Renzi: “Serve un progetto a lungo termine e non spot ha dichiarato alla stampa l’ex sindaco di Firenze, chiarendo la posizione ufficiale di Roma in merito all’ormai ben avviata campagna anti-Isis di Hollande e alleati.

Nettamente in disaccordo con Parigi, Mosca ha ribadito per l’ennesima volta il “no” a iniziative di guerra dentro i confini siriani da parte di Stati terzi, specialmente se (come promesso a chiare lettere dallo stesso capo del governo transalpino) mirate al progressivo indebolimento se non all’eliminazione del regime di Bashar al Assad tramite una sorta di doppio binario militare e diplomatico.

Dopo diversi mesi di raid delle forze americane nella vasta area tra Iraq e Siria strappata dalle brigate fondamentaliste agli eserciti nazionali di Baghdad e Damasco, la potenza dello Stato Islamico sembra tutt’altro che diminuita nonostante il crescente impegno sul campo del fronte “interventista” guidato dagli Usa.

Pubblicato da Marco Franco - Profilo Google+ - Leggi più articoli di Marco Franco

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