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Guerra Israele Palestina: diplomazie al lavoro, ore decisive per la tregua

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Le diplomazie internazionali stanno lavorando febbrilmente, in queste ore, per porre fine al nuovo conflitto tra Israele e Gaza che da quando è esploso, lo scorso mercoledì, ha provocato più di 100 vittime palestinesi, tra le quali molti bambini. Così, questa mattina, il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, da Il Cairo ha esortato le parti a un "cessate il fuoco immediato", chiedendo di fermare la "escalation a Gaza, inclusa qualsiasi operazione di terra".

Soldati israeliani si preparano all'eventualità di un'invasione di terra: video

E proprio poche ore fa l'agenzia France Presse ha riportato le parole di un alto responsabile del governo di Tel Aviv, secondo il quale "Israele ha deciso di sospendere provvisoriamente tutti i progetti di un'invasione di terra a Gaza per favorire gli sforzi diplomatici". Una decisione sulla quale in un primo momento si è pensato avesse influito Barack Obama, che invece ha smentito l'ipotesi tramite il proprio portavoce alla Casa Bianca, che ha dichiarato che il presidente "ritiene che Israele abbia il diritto di prendere le proprie decisioni relative alla sicurezza".

Dagli USA arriverà comunque in giornata il segretario di stato Hillary Clinton, che si recherà a Gerusalemme, Ramallah e Il Cairo per chiedere a Israele di bloccare un'eventuale invasione via terra della Striscia di Gaza, pur nel rispetto della sovranità nazionale già espresso da Obama. Da quello che si apprende da fonti interne alla Casa Bianca, tuttavia, il messaggio di Clinton sarà che "un'escalation del conflitto non è nell'interesse di nessuno", sottintendendo quindi un immediato cessate il fuoco.

E mentre le trattative proseguono su più fronti, con Ban Ki-moon che incontrerà oggi pomeriggio il premier israeliano Benjamin Netanyahu e questa sera il presidente e il premier egiziani Mohamed Morsi e Hisham Qandil, attivamente coinvolti in un difficile processo di mediazione tra Hamas e Israele, l'operazione Colonna di Nuvola comunque non si arresta. Dopo i nuovi raid di questa notte su Beit Lahiya e Rafah, che hanno provocato la morte di 8 persone e causato diversi feriti, oltre a distruggere la Banca nazionale islamica a Gaza, in mattinata 16 razzi palestinesi sono piovuti su Beer Sheva (Neghev), fortunatamente senza fare vittime, mentre l'aviazione israeliana ha attaccato Mughraqa e Beit Lahiya, causando la morte di almeno 3 persone.

Durissima a tale proposito la presa di posizione dell'Iran, che per voce del ministro degli Esteri, Ramin Mehmanparast, ha dichiarato che "Non sono né l'Iran né Hamas a cercare lo scontro o a mettere in pericolo la vita di una popolazione innocente, ma è il regime sionista, che andrebbe processato per crimini di guerra", così come quella del premier turco Recep Tayyip Erdogan, che ha definito Israele uno "stato terrorista". Tuttavia, per le popolazioni coinvolte, il nemico è chi mette a rischio l'incolumità propria e dei propri cari, e per questo non stupiscono i dati di un sondaggio condotto dal quotidiano Haaretz, secondo il quale l'84% degli israeliani ritiene necessario continuare l'operazione Colonna di Nuvola, con il 30% favorevole a un'invasione di terra e il 39% invece convinto di continuare solo con i raid aerei.

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