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Libia, controllo no-fly zone alla Nato

Emergenza guerra in Libia, e fin qui non ci piove. Così come non ci sono dubbi sull'accordo arrivato dopo una conferenza telefonica tra i ministri degli Esteri di Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna e Turchia. Il comando delle operazioni militari in Libia passerà integralmente alla Nato ed entro domenica l'Alleanza erediterà dall'Africa Command americano (US Africom) la gestione della no-fly zone.

Entro martedì, poi, la Nato assumerà anche la direzione della no-fly zone plus, termine che indica anche le missioni di bombardamento delle milizie di Gheddafi che attaccano i civili.

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Per l'Italia significherà partecipare all'operazione entro i limiti che il governo si è imposto. Ogni Paese avrà comunque libertà di decidere. La Turchia, per esempio, fornirà solo navi per il pattugliamento marittimo. Il nostro Paese fornirà navi e aerei per il controllo dell'embargo e della no-fly zone. Dalla Germania, nulla. Francesi, inglesi, americani e forse altri Paesi daranno anche cacciabombardieri.

Intanto l'Unione europea si è detta pronta a bloccare tutti i redditi derivati dal petrolio e dal gas al regime di Muammar Gheddafi, al fine di privarlo dei mezzi finanziari per reclutare mercenari. E l'Ue lancia un appello alla Comunità internazionale affinché prenda lo stesso provvedimento.

Le foto dell'attacco alla Libia

Intanto il presidente francese Nicolas Sarkozy ha giustificato l'intervento militare in Libia sottolineando che questo 'ha evitato migliaia e migliaia di morti'. L'inquilino dell'Eliseo ha evocato inoltre ciò che è accaduto a Srebrenica nel luglio 1995. Ottomila persone assassinate 'perché la Comunità internazionale a quel tempo non prese le misure necessarie ad impedire questo massacro di musulmani bosniaci da parte di serbi'.

Nelle ultime ore nessuna significativa azione delle forze della coalizione, quelle che ieri avevano abbattuto un jet libico e colpito a più riprese le postazioni del rais e il suo bunker a Tripoli. A Misurata intanto si continua a combattere con i ribelli che controllano ancora il porto.

(foto © LaPresse)

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