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'Grandi Eventi', Guido Bertolaso verso il rinvio a giudizio per corruzione

Ricordate l'inchiesta 'Grandi Eventi'? Ebbene, la Procura di Perugia ha chiuso le indagini su alcuni dei principali filoni dell'inchiesta sul G8 della Maddalena, poi spostato all'Aquila, e sugli appalti per i cosiddetti 'Grandi Eventi'. I magistrati hanno notificato l'avviso di conclusione delle indagini a una ventina di indagati a vario titolo, tra questi l'ex capo della Protezione Civile Guido Bertolaso, l'ex provveditore alle opere pubbliche Angelo Balducci, l'imprenditore Diego Anemone, il procuratore aggiunto di Roma Achille Toro. Tra i reati contestati, associazione per delinquere, corruzione in concorso, rivelazione di segreto di ufficio. I magistrati perugini si apprestano ora a chiedere il rinvio a giudizio, nei confronti di Bertolaso per corruzione.

La presenza, nell'elenco degli indagati, del procuratore aggiunto di Roma Achille Toro, accusato di avere asservito le sue funzioni agli interessi di Balducci, ha fatto sì che il fascicolo sul G8 e i 'Grandi Eventi' passasse alla Procura di Perugia, competente a indagare sui colleghi romani. Il reato contestato a Toro è corruzione in atti giudiziari per avere violato il suo dovere di riservatezza quale coordinatore del gruppo di lavoro che si occupava dei reati contro la pubblica amministrazione. Il procuratore aggiunto di Roma avrebbe fornito a Balducci e Anemone informazioni su un procedimento della procura di Roma e di quella di Firenze ottenendo in cambio incarichi per i figli Stefano e Camillo.

Gli indagati hanno ora 20 giorni di tempo per presentare memorie e investigazioni difensive, produrre documenti, chiedere ai pm ulteriori atti d'indagine o presentarsi per rilasciare dichiarazioni o essere sottoposti a interrogatori.

Per quanto riguarda Bertolaso, secondo la Procura di Perugia l'ex capo della Protezione Civule avrebbe goduto di una serie di 'favori e utilità' in cambio della concessione degli appalti per il G8 alle ditte del costruttore Anemone. Tra i 'favori e utilità' ci sarebbero l'appartamento in via Giulia a Roma pagato da Anemone 'dal gennaio 2003 all'aprile 2007' e la 'disponibilità' al Salaria Village 'di una donna di nome Monica allo scopo di fornire prestazioni di tipo sessuale'. In cambio Bertolaso 'consentiva che il costo dell'appalto a carico della pubblica amministrazione aumentasse considerevolmente rispetto a quello del bando, anche mediante l'approvazione di atti aggiuntivi successivi e a fronte di spese incongrue o meramente eccessive, al solo scopo di favorire stabilmente il privato imprenditore appaltatore'.

I magistrati hanno scritto: 'Il pubblico ufficiale Guido Bertolaso, da solo o in concorso di volta in volta con altri soggetti, compiva scelte economicamente svantaggiose per la Pubblica Amministrazione e favorevoli al privato, illegittimamente operava e consentiva, nella sua posizione di vertice, che i funzionari sottoposti operassero affinché le imprese facenti capo a Diego Anemone (da solo o in Ati con altre facenti parte del medesimo gruppo) risultassero aggiudicatarie degli appalti e consentiva che il costo dell'appalto a carico della Pa aumentasse considerevolmente rispetto a quello del bando, anche mediante l'approvazione di atti aggiuntivi successivi e a fronte di spese incongrue o meramente eccessive, al solo scopo di favorire stabilmente il privato imprenditore appaltatore, agli interessi del quale poneva stabilmente la propria funzione pubblica recependone continuativamente favori ed utilità di vario genere'.

 (foto © LaPresse)

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