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I 10 saggi al Quirinale - primo giorno: la diretta

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10.45 Il primo incontro alle 11 con il gruppo di saggi in economia composto da Enrico Giovannini, Giovanni Pitruzzella, Salvatore Rossi, Giancarlo Giorgetti e Filippo Bubbico e Enzo Moavero Milanesi.

Inizia oggi formalmente l'attività dei 10 saggi scelti da Giorgio Napolitano per provare a uscire dall'impasse politica delineatasi a seguito del nulla di fatto delle consultazioni effettuate da Pierluigi Bersani e dallo stesso Presidente. I primi a riunirsi questa mattina al Quirinale saranno alle 11 gli esperti di questioni economico-sociali ed europee, quindi alle 12 quelli di questioni istituzionali.

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Ma dopo un'iniziale apparente condivisione della decisione del Capo dello Stato, i partiti hanno iniziato a mugugnare sull'effettiva utilità di detti saggi, al punto che il Colle ha ritenuto opportuno diffondere una nota in cui ha ribadito "sia il carattere assolutamente informale e il fine puramente ricognitivo dell'iniziativa", sia "i limiti temporali, d'altronde ovvi, dell'attività dei due gruppi", chiarendo che le prime riunioni di oggi spazzeranno il campo da "dubbi e scetticismi, ma anche timori e sospetti artificiosi e del tutto infondati". Una precisazione, quest'ultima, resa necessaria dalle accuse di "colpo di stato" mosse a Napolitano da diversi giornali di destra.

E mentre il Presidente respinge sdegnato gli attacchi che gli stanno arrivando da più parte, la domanda che in molti si pongono è: che cosa faranno materialmente questi saggi? Saggi che il Capo dello Stato, in realtà, non ha mai definito tali: come racconta oggi Il Corriere della Sera, per Napolitano Violante e Co. sono consulenti, dal momento che il termine saggi può essere inteso in un'accezione che implica "un percorso di lavoro di mesi, se non quasi permanente", che nulla c'entra con quanto invece Napolitano si aspetta che facciano.

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Dunque, per il Presidente questi consulenti hanno il ruolo di "facilitatori", ovvero di persone super partes di comprovati carisma e competenze che proveranno a trovare dei punti di incontro tra gli schieramenti, ponendo domande del tipo: "Non esistono posizioni convergenti su alcune priorità?", "Ci sono divergenze che possono essere superate? E se sì, come?". Costruttori di 'passerelle' tra destra, sinistra e M5S, alla stregua dell'intesa olandese "Costruire ponti", che nell'ottobre del 2012 ha permesso ai Paesi Bassi di uscire dallo stallo creatosi tra laburisti e liberali.

Con un'unica - ragguardevole - differenza, non solo auspicata, ma proprio posta come punto fermo da Napolitano. In Olanda i consulenti ci hanno messo 44 giorni a trovare un'intesa e a traghettare il Paese fuori dalla crisi, in Italia i 'saggi' ci dovranno mettere 8, massimo 10, giorni. Il 15 aprile, infatti, sarano convocate le Camere del Parlamento e se i rappresentanti dei Consigli Regionali saranno già pronti, tra il 16 e il 18 aprile si voterà per il nuovo Presidente della Repubblica. E a quel punto, anche se il mandato di Napolitano scade formalmente il 15 maggio, il Capo dello Stato potrebbe lasciare e accelerare così il percorso che quasi certamente porterà a nuove elezioni. Se a giugno o a ottobre, la partita è aperta.

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