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I No Tav occupano la sede del PD a Roma

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Una ventina di attivisti No Tav ha occupato la sede del Partito Democratico a Roma in via Sant'Andrea delle Fratte, inneggiando a Luca Abbà.

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Al momento sono in corso delle trattative tra i manifestanti e il responsabile sicurezza PD Emanuele Fiano (in foto). Anche su indicazione di Bersani, Fiano ha proposto ai manifestanti di entrare in sede e andare nella sala conferenze per discutere nel merito della questione della Tav. Dopo un momento di indecisione, i manifestanti hanno respinto la proposta.

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I No Tav hanno invece chiesto la pubblicazione sul sito del Partito democratico del loro manifesto. "Noi chiediamo la liberazione di tutti gli arrestati e siamo qui perchè il Pd è il mandante della Tav", continuano a ripetere i giovani che intanto hanno bloccato l'ingresso con uno striscione NO TAV.

Discutendo con loro, Fiano ha ricordato che "il progetto è stato sottoposto a tutti i passaggi previsti in democrazia, il contrario è fascismo".

Queste le recenti dichiarazioni del Presidente Forum Sicurezza Partito Democratico: "Facciamo un appello perchè non prevalga la violenza. Stiamo vivendo ore drammatiche. Chi ha responsabilità politiche o di governo ha il dovere di mettere tutto il proprio impegno per impedire che estremisti e violenti oscurino e prevalgano su chi esprime un dissenso pacifico alla Tav" [...] "Da questo punto di vista esprimiamo il nostro apprezzamento al carabiniere che, provocato verbalmente da un manifestante, ha risposto mantenendo compostezza e fermezza senza alimentare la tensione. Ci sembra un passo avanti anche la posizione del presidente della comunità montana Sandro Plano, egli stesso contrario all'infrastruttura, che ha invitato il movimento No Tav a sospendere i blocchi stradali e a rispettare il lavoro dei giornalisti e la libertà di informazione. Sono invece inaccettabili le parole del leader No Tav Alberto Perino che, opponendosi alla richiesta di Plano, vorrebbe barattare la sospensione dei blocchi stradali con l'interruzione dei lavori del cantiere". [...] "Sarebbe ingiusto e contro ogni regola aprire la porta ad una ideologia che vuole con la forza impedire la realizzazione di decisioni prese in ambiti istituzionali e seguendo tutte le procedure previste nell'assetto della nostra democrazia. Il dissenso è legittimo, ma non quando si trasforma in violenza per impedire le decisioni legittime. Chi oggi soffia sul fuoco della rivolta, ma anche chi invoca l'esercito - conclude Fiano - si assume la responsabilità dell'innalzarsi di una tensione che non porta a niente di buono".

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