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I ribelli prendono Tripoli: catturati i figli del rais

  • LaPresse

Tripoli, ultima roccaforte di Muammar Gheddafi, è quasi completamente in mano ai ribelli e il potere del rais - presumibilmente asserragliato nel suo bunker di Bab al-Azizia - è sempre più in bilico. I ribelli hanno iniziato a entrare in città al tramonto, invadendo a ondate le strade della capitale passando dai valichi a est dopo avere conquistato la base militare di Mitiga, a ovest, a sud dai monti Nafusa e anche dal mare, in nave da Misurata.

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Dopo i violenti scontri dei giorni precedenti, a tarda sera le forze del Cnt hanno dichiarato di essere nella Piazza Verde - simbolo del regime - insieme alla folla in festa per la notizia che la Guardia Repubblicana del Colonnello si era arresa. Una prima 'buona' notizia alla quale è rapidamente succeduta quella della cattura di tre dei figli di Gheddafi: Mohammad, Saadi e soprattutto Saif al Islam. Mentre il primo non aveva incarichi 'politici' e il secondo è famoso soprattutto per avere militato come giocatore di calcio nel campionato italiano, il terzo era invece diventato simbolo dell'oppressione, trasformandosi da voce moderata del governo ad acceso paladino del regime del padre.

La notizia dell'arresto di Saif al Islam è stata data dal presidente del Cnt in persona: parlando in diretta al canale satellitare di Al Jazeera, Mustafa Abdel Jalil ha infatti citato fonti "certe" e ha confermato che la Corte penale internazionale (Cpi) dell'Aja ha condannato sia lui che il padre per crimini contro l'umanità, emettendo contro il colonnello anche un mandato di cattura internazionale.

La notizia della presa della capitale da parte dei ribelli è stata commentata anche del presidente USA Barack Obama, che in una nota diffusa da Martha's Vineyard - dopo avere detto che gli Stati Uniti hanno riconosciuto il Cnt come governo legittimo della Libia - ha affermato che "questa notte il movimento contro il regime di Gheddafi ha raggiunto un punto di non ritorno. Tripoli si sta liberando dalla morsa di un tiranno", sottolineando che "il regime di Gheddafi mostra segni che sta crollando. Il popolo libico sta dimostrando che la ricerca universale della dignità e della libertà è di gran lunga più forte del pugno di ferro di un dittatore" ed esortando il colonnello e il suo esercito ad ammettere che "il loro potere è arrivato alla fine".

Ma nonostante la folla festeggi la caduta del dittatore, la situazione a Tripoli non è ancora definita. Se da una parte infatti il portavoce del governo di Gheddafi Mussa Ibrahim ha lanciato un appello alle forze di liberazione - "siamo pronti a negoziare direttamente con il Cnt" - e quest'ultimo si è detto disposto a deporre le armi in cambio della resa e della partenza immediata del rais dalla capitale, dall'altro risuonano sinistre le parole dello stesso Colonello: "temo che se non agiamo, bruceranno Tripoli. Non ci sarà più acqua, cibo, elettricità, libertà".

Un messaggio sinistro che fa temere che la resa di Gheddafi e dei suoi pretoriani più fedeli non sia così prossima o, almeno, che non sarà indolore. Il timore è infatti che le forze lealiste abbiano disseminato la citta di trappole e cecchini pronti a scatenare caos e distruzione e a mettere deifinitivamente in ginocchio una popolazione già piegata da mesi di guerra. E a infittire il mistero sulle reali intenzioni di Gheddafi l'atterraggio nella notte di due aerei inviati dal Sudafrica, che per mesi ha cercato di mediare - senza risultati - tra il regime e i ribelli. Che il rais stia preparando l'ultimo colpo di coda?

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