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Ignazio Marino, dimissioni ritirate: Roma, consiglieri del Pd pronti a sfiduciare il sindaco

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Il braccio di ferro tra Ignazio Marino e i vertici nazionali del Pd prosegue ad oltranza senza esclusione di colpi, ma date le premesse gli sviluppi della crisi al Campidoglio oggi non potevano che essere clamorosi: seppur nell’aria da un paio di giorni, il ritiro delle dimissioni da parte del sindaco di Roma è stato formalizzato e si avvicina la rasa dei conti nell'Assembela cittadina, in vista del possibile ammutinamento in massa del gruppo di maggioranza relativa, con richiesta formale di scioglimento del Comune.

Guerra di nervi dentro il Pd: il sindaco di Roma Marino sfida Renzi e Orfini

Una mossa, quella preparata a tavolino dal commissario dem Orfini insieme ai diciannove rappresentanti del partito di Renzi nel Consiglio della Capitale, destinata a far saltare definitivamente il tavolo delle trattative in corso, complice l’irrigidimento della posizione di Marino nei confronti dei dirigenti Pd dopo i ripetuti “botta e risposta” a distanza degli ultimi giorni.

La prova di forza scelta dal chirurgo genovese a ridosso della scadenza dei termini di conferma o revoca delle dimissioni, con tanto di manifestazione in piazza dei sostenitori del Marziano in aperta polemica con la linea del premier sul caso Roma, potrebbe aver convinto i colleghi di partito a sposare la linea dura dell’addio al sindaco, ma per arrivare allo scioglimento del Consiglio serviranno, oltre ai 19 voti democratici, altri 6 alleati.

(Crisi al Comune di Roma: il sindaco Ignazio Marino pronto a ritirare le dimissioni)

“Non ho nulla da chiedere a nessuno” aveva affermato in mattinata il primo cittadino di Roma, mantenendo una riserva diplomatica sull’eventualità del passo indietro (ora ufficiale) rispetto alla decisione di abbandonare anzitempo il Campidoglio, all’indomani del vertice a due con Matteo Orfini ed alla vigilia di un incontro forse risolutivo con la presidente dell’assemblea comunale Valeria Baglio.

Rimane esiguo lo spazio, a meno di sorprese, per compromessi di breve o lungo periodo: l’ipotesi più probabile, alla luce della sfida rilanciata in extremis da Ignazio Marino col ritiro delle dimissioni, resta il ritorno alle urne entro la prossima primavera con “interregno” di diversi mesi a garanzia del Giubileo e dell’ordinaria amministrazione della Capitale.

Pubblicato da Marco Franco - Profilo Google+ - Leggi più articoli di Marco Franco

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