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Il "canguro", cos'è la nuova tecnica anti-ostruzionismo adottata in Senato da Pietro Grasso

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Sono giorni delicati per la vita parlamentare e il clima a Palazzo Madama, nel pieno di un’aspra contesa tra la maggioranza pro-riforme e le opposizioni, non potrebbe essere più teso.

Riforme costituzionali, Pd e Forza Italia stringono i tempi per la legge elettorale

Il Partito Democratico e il presidente del Consiglio Matteo Renzi, come è noto, hanno scoperto le carte puntando tutto sulla rapida e incondizionata approvazione del progetto di revisione costituzionale incentrato sull’abolizione del Senato elettivo a favore di una Camera rappresentativa degli enti locali ad elezione indiretta.

L’attenzione dei media nazionali, nelle ultime ore, sembra essersi spostata in gran parte sul cosiddetto canguro, ossia sull’efficace tecnica di accorpamento degli emendamenti relativi ad un medesimo argomento sperimentata tra mille contestazioni dal presidente Pietro Grasso come antidoto all’ostruzionismo di partiti, in primis M5S e Sel ma anche Lega Nord e Fratelli d’Italia più altri singoli dissidenti, radicalmente ostili al cambiamento della Costituzione così come confezionata dall’asse di ferro Pd-Forza Italia.

(Senato, il "canguro" abbatte la valanga di emendamenti delle opposizioni)

Durissime critiche sono piovute in questi ultimi giorni da più parti all'indirizzo della seconda carica dello Stato, sotto accusa per le presunte forzature imposte alla prassi del Parlamento, ma un importante via libera all’utilizzo sistematico del canguro in Senato è arrivato dalla Giunta per il Regolamento, favorevole all’abbattimento dei tempi per la discussione delle proposte di modifica presentate dall’opposizione nell’ordine di migliaia di emendamenti, già ieri ridotti da 1400 a poche unità grazie a questo esperimento.

Si tratta, sottolineano gli esperti in materia di lavori parlamentari, di un’evoluzione della famosa ghigliottina, messa in campo dalla presidente Laura Boldrini alcuni mesi fa contro la resistenza ad oltranza dei deputati 5 Stelle in occasione del voto su un provvedimento che prevedeva, tra le altre cose, una consistente rivalutazione delle quote dei soci privati della Banca d’Italia.

Sarà proprio il neonato canguro la carta vincente nelle mani della maggioranza schierata “costi quel che costi” (parola del premier Matteo Renzi) per le riforme?

Pubblicato da Marco Franco - Profilo Google+ - Leggi più articoli di Marco Franco

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