Il Cardinale Crescenzio Sepe su Facebook: 'Dico questo per amore della verità'

Il Cardinale di Napoli, Crescenzio Sepe, è stato indagato per corruzione nell'ambito dell'inchiesta sui 'Grandi Appalti' insieme all'ex ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi. L'episodio ha sconvolto i fedeli che non sanno più chi e a cosa credere, per questo il Monsignore ha scritto una lettera su Facebook, per chiarire la sua posizione e rasserenare i devoti.

Ammette che ha sentito l'esigenza di chiarire la situazione, di prendersi le sue responsabilità e di affermare quella che è la 'verità' che vuole consegnare nelle mani della giustizia. Così spiega i tre capi d'imputazione che gli sono stati rivolti e li giustifica.

'Il primo caso riguarda la concessione in uso di un alloggio al dott. Guido Bertolaso. In prima istanza, gli feci avere ospitalità presso il Seminario, ma mi furono rappresentati problemi di inconciliabilità degli orari, per cui incaricai lo stesso dott. Silvano di trovare altra soluzione, della quale non mi sono più occupato, né sono venuto a conoscenza, sia in ordine alla ubicazione e sia in ordine alle intese e alle modalità'.

'Altro coinvolgimento concerne la vendita all’on. Lunardi di un palazzetto in via dei Prefetti. Ebbene, si trattava di un immobile che presentava, in maniera evidente e seria, segni di vecchiaia e di precarietà, rappresentati più volte anche dagli stessi inquilini. Fu disposto un sopralluogo ricognitivo eseguito dai tecnici della Congregazione, i quali fecero anche una valutazione dei lavori necessari, preventivando anche la spesa che fu ritenuta troppo onerosa per le casse della Congregazione, per cui venne presa in considerazione l’opportunità della vendita. La somma, incassata peraltro immediatamente, fu quella riportata dalla stampa e che venne trasferita all’APSA (Amministrazione Patrimonio Sede Apostolica), perché fosse destinata a tutta l’attività missionaria nel mondo'.

'La terza questione interessa i lavori di messa in sicurezza statica di un lato del Palazzo di Propaganda Fide in Piazza di Spagna a Roma, che aveva subito una modificazione strutturale, nel senso che era stato registrato un notevole distacco della parete determinato, secondo gli accertamenti tecnici effettuati, da infiltrazioni di acqua sotto il fabbricato e dalle continue vibrazioni causate dal passaggio della vicina metropolitana. Fu accertata la competenza dello Stato Italiano e furono eseguiti lavori di ripristino e ristrutturazione, con onere parzialmente a carico della pubblica amministrazione'.

Infine, chiede perdono e 'vado avanti con serenità, accetto la Croce e perdono, dal profondo del cuore, quanti, dentro e fuori la Chiesa, hanno voluto colpirmi'. Conclude con una delle frasi che utilizza in varie occasioni: 'A Maronna c’accumpagna!'

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