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Il dito medio di Bossi: "Toh... all'inno di Mameli dico io"

Aveva inziato bene la domenica il "sempreverde" Umberto Bossi e, in nome del federalismo, aveva dato una prova di apertura "parlamentare" persino maggiore dei ben più moderati colleghi della maggioranza: "C'è spazio. C'è spazio. Noi siamo pronti ad accogliere le proposte del centrosinistra sul federalismo. Da parte nostra non ci sarà una chiusura al Pd e a Veltroni".

Ma i toni morbidi hanno avuto, come prevedibile, vita breve e il senatur, di certo galvanizzato dalla platea verde presente al congresso della Lega Nord-Liga Veneta, è tornato se stesso: "Dobbiamo lottare contro la canaglia centralista. Ci sono 15 milioni di uomini disposti a battersi per la loro libertà. O otteremmo le riforme oppure sarà battaglia e conquisteremo la nostra libertà". Commenta la news

Di più. Per il leader del Carroccio: "dobbiamo lottare contro questo stato fascista". "È arrivato il momento, fratelli - ha detto alla folta platea dei leghisti veneti- di farla finita. Adesso c'è il federalismo, e ogni regione deve vivere con i soldi che produce. Basta mandare i soldi a Roma e vedere i nostri sindaci costretti ad andare a Roma con il cappello in mano. Basta anche con i trasferimenti dati in base alla spesa storica - ha spiegato il ministro delle Riforme - anche questo con il federalismo intendo toglierlo di mezzo". Poi: "Noi non siamo contro la perequazione tra regioni più ricche e quelle molto povere. Ma deve essere una perequazione giusta. Non come è adesso: chi più spende più ha soldi dallo Stato. Questa è una truffa, è uno schifo. Non dobbiamo più essere schiavi di Roma. Toh... all'inno di Mameli dico io", esclama il Senatur con il dito medio alzato, tra gli applausi. A seguire un divertente video con protagonisti i leader del Carroccio e l'inno nazionale nelle sue varie declinazioni.

Bossi: dito medio all'inno di Mameli

"Il federalismo non è solo la storia mia. È la storia nostra. Il federalismo non lo farò soltanto io, ma milioni di persone". Ha proseguito il senatur tra gli applausi. "La storia ha dimostrato che ogni volta che il Lombardo-Veneto si è unito ha vinto: ha la forza di battere chiunque, di abbattere gli Stati e forse sarà necessario farlo".

Poi l'attacco alla scuola "d'importazione meridionale": "Dopo il federalismo bisogna passare anche alla riforma della scuola. Non possiamo più lasciare martoriare i nostri figli da gente che non viene dal Nord. Il problema della scuola è molto sentito perchè tocca tutte le famiglie". "La Padania ormai è nel cuore di tutti. Noi ai bambini la insegnamo fin da quando nascono, insegnamo loro che non siamo schiavi e non lo siamo mai stati" (...) "Tutto quello che dico è la verità. Un nostro ragazzo è stato bastonato agli esami perchè aveva portato una tesina su Carlo Cattaneo".

Infine Bossi ha chiamato sul palco la parlamentare leghista Paola Goisis, della commissione Cultura della Camera, che sul fronte della scuola ha rilanciato: "Gli studenti italiani sanno tutti i sette re di Roma ma non sanno neppure un nome di un doge della Repubblica Serenissima". "Dopo trent'anni di scuola di sinistra, di esami di sinistra, di professori di sinistra, di presidi di sinistra - ha stigmatizzato la parlamentare del Carroccio - i nostri ragazzi sono disorientati. I nostri studenti hanno bisogno di essere guidati da uno come Umberto Bossi. E non è possibile che vengano professori da ogni parte a togliere il lavoro agli insegnanti del Nord. Loro vogliono sentir parlare solo di Pirandello e Sciascia e non di un federalista come Carlo Cattaneo". "Così - ha annunciato Goisis - abbiamo proposto una riforma che faccia in modo che chi non conosce il Veneto, la sua storia, la sua lingua, la sua cultura, non possa venire ad insegnare in Veneto".

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