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Il giuramento del Berlusconi IV, la cronaca

"Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservare lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare la mie funzioni nell'interesse esclusivo della nazione". Questa la formula magica letta ieri da Berlusconi, dopo aver solcato con dieci passi il il salone delle Feste del Quirinale.

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La giornata di ieri, ricca di riti e simboli antichi come la nostra Repubblica è stata però "colorata" da una serie di allegre eccezioni. Si era parlato di oridini ferrei, da parte del neo premier, in merito al rispetto dell'etichetta. Così è stato, ma qualcuno ha fatto di testa sua. Prima bacchettata morale è arrivata al neo ministro della difesa Ignazio La Russa: in pieno giuramento , dopo aver stretto la mano a Napolitano, la allunga, come d'uopo, a Berlusconi che, però, resta immobile, di gesso, braccia conserte e sguardo severo. Il povero Ignazio non capisce subito dove abbia toppato, poi lancia uno sguardo interrogativo al premier che con un gesto indica il pizzetto tanto amato dall'irruente colonnello di AN. "No, il pizzetto non va bene caro Ignazio", sembra dire Berlusconi, "la mano non te la do, tiè".

Poi tocca a Bossi. I capelli sono inusualmente pettinati, la formula viene ben scandita ma l'Umberto proprio non ce la fa a rispettare la tanto "romana" etichetta: stringe la mano al presidente Napolitano ma poi, quando tocca all'amico Silvio, spiazza tutti e "gli batte un giovanilissimo cinque". Berlusconi sorride, chisà cosa avrà pensato in quel momento. Per lo meno Bossi e gli altri ministri della Lega hanno soddisfatto la richiesta (una tantum) di evitare camicie, cravatte e simboli padani. Tutti tranne uno, lui, sempre lui: Calderoli. La cravatta verde è lì, sgargiante, anche un pò lisa attorno al nodo, a ben guardare. L'ex dentista padano, per l'occasione, aveva comunque fatto uno strappo alle proprie abitudini: "Mi sono messo anche i calzini", andava rassicurando per i corridoi del Palazzo.

Nulla da rimproverare sul fronte ministre. Belle, femminili, severe, impeccabili, tutte in tailleur pantalonato come, si mormora, da esplicita richiesta del premier. Leggono il giuramento senza tentennamenti, la più convinta sembra la Meloni: tono sicuro e voce forte, in barba alla giovanissima età. Mara Carfagna non ha bisogno di elogi, splendeva di luce propria come previsto. Splendeva a tal punto che oggi sul quotidiano tedesco "Bild", nella sua edizione online, si legge: "Berlusconi ha la ministra più bella del mondo". Bene la Prestigiacomo e molto bene la "new-entry" Mariastella Gelmini: attraversa il salone con un ancheggiare sobrio ma d'effetto, a tal punto da "far scomparire" per un attimo le giovani e belle colleghe di governo.

Squadra fatta e "giurata" quindi. Ora Berlusconi dovrà mettersi al lavoro, come sottolineano le uniche parole uscite dalla sua bocca nell'abbandonare Palazzo Chigi: "Ora c'è molto da lavorare". Poi un augurio dalla piazza: "In bocca al lupo, in bocca al lupo presidente!": dice un sostenitore a Silvio. Veloce la replica del Cavaliere: "Ne ho bisogno!".

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