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Il papello del Pd: si dividono le cariche ancor prima di vincere le elezioni

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Non hanno ancora un programma politico e nemmeno una coalizione di governo, non hanno ancora fatto le tanto invocate primarie, eppure nel Pd pare siano già state spartite le cariche di governo della prossima legislatura. Così, sulla fiducia. A svelare il cosiddetto "papello" dei democratici è Il Foglio, che ha evocato una sorta di patto tra i big del partito in vista delle elezioni nel 2013, che a quanto pare sono convinti di vincere a mani basse. Così succede che gli incarichi di maggior rilievo nel governo che verrà siano già stati distribuiti. In modo del tutto informale, s'intende.

Le strane alleanze nel centrosinistra

E chissà che impressione farà all'elettorato di centrosinistra, già confuso dal caos sullo scacchiere delle alleanze, ritrovare tra i vertici sempre i soliti noti. A Palazzo Chigi, prevedibile, in caso di vittoria approderà Pierluigi Bersani: il premier manterrà anche il ministero più strategico, quello dell'Economia che ha già presieduto nel breve governo di Romano Prodi nel 2006. Alla presidenza della Camera sarà la volta dell'ex segretario (dimissionario) del partito ed ex sindaco di Roma Walter Veltroni. Alla Farnesina un altro immarcescibile esponente del centrosinistra, Massimo D'Alema. Al fianco dell'attuale leader del partito ci sarebbe poi Rosy Bindi come vicepremier, mentre la segreteria finirebbe a Dario Franceschini. Infine, come non accontentare anche Enrico Letta? Per lui ci sarebbe il ministero dello Sviluppo.

Che si tratti di promesse o richieste, una cosa è certa: a giudicare dai nomi è evidente che il Pd intende conservare gli attuali equilibri politici, quelli retti dai "grandi vecchi" del partito che garantirebbero l'appoggio al progetto di coalizione allargata con l'Udc di Pierferdinando Casini. Niente spazio per il ricambio, l'ascesa delle nuove generazioni, i rottamatori alla Renzi o alla Civati: in barba alla democrazia interna e alle primarie, i nodi nevralgici del nuovo governo saranno nelle mani di chi detiene ataviche rendite di posizione, indipendentemente dalle divisioni interne e dalle tante "anime" del partito.

A confermare l'indiscrezione del Foglio, emersa dalle parole di una fonte interna al Pd, si è aggiunto poi il contributo del Fatto Quotidiano, che ha strappato una confessione illuminante, sempre da fonte anonima, sulle reali intenzioni dei democratici. "Si deve ergere un muro granitico intorno alla segreteria per evitare con ogni mezzo le primarie (...) Nessuno lo ammetterà mai, ma Renzi fa paura e Vendola è certamente in grado di scompaginare, forse in modo definitivo, gli equilibri, già precari, del partito. Perché poi, se si fanno le primarie e si rompe il giocattolo, allora potrebbero alzare la voce anche i popolari che dall’alleanza con Casini pensano di guadagnare più di un posto al sole, figurarsi..". Insomma, c'è in ballo molto più che il potere politico di ministri e sottosegretari: si tratta di salvaguardare la stessa sopravvivenza del partito.

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