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Il Riformista chiude: sospesa la pubblicazione

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Il Riformista chiude, in attesa (se mai arriverà) di un editore capace di tirar fuori la testata dalla palude finanziaria in cui è affondata.

Il giornale, fondato nel 2002 da Antonio Polito su idea di Claudio Velardi, perde 2000 euro al giorno, nonostante le misure drastiche già messe in atto quali contratti di solidarietà per i giornalisti e riduzione della foliazione, passata da 16 a 8 pagine.

A dare la notizia è il Direttore Emanuele Macaluso, in un commosso editoriale in prima pagina: "Non ce l'abbiamo fatta". Il titolo è schietto e dichiara compartecipazione negli errori di gestione ma nell'articolo, in cui comunica le proprie dimissioni a prescindere, le accuse sono a 360 gradi.

"In queste ultime settimane abbiamo reso noto ai nostri lettori le difficoltà che incontravamo per continuare a pubblicare il Riformista. Oggi con grande amarezza vi diciamo che tutti i tentativi fatti per salvare il salvabile, non hanno avuto esito positivo. L’assemblea dei soci, quindi, ha deciso di affidare a un liquidatore l’amministrazione della cooperativa e di sospendere la pubblicazione del giornale". Questa l'apertura.

Poi un raggio di speranza: "Dico sospendere perché, a norma di legge, se c’è un editore che mostra con i fatti di essere in grado di riprendere la pubblicazione, la liquidazione può essere revocata. A chi nei giorni scorsi si è fatto avanti gli amministratori della cooperativa hanno mostrato carte e conti, che sono in perfetto ordine e alla luce del sole, e la disponibilità a sostituire soci e direttore. Ad oggi nessuno ancora ha deciso di fare il passo decisivo, spero che ci sia chi lo faccia in questi giorni in cui opera solo il liquidatore".

Quindi le accuse, pagate ma ferme, ai tagli al fondo per l'editoria, a "qualcuno che in redazione con il suo agire scorretto mi ha costretto a chiudere in modo brusco im mio impegno profuso con disinteresse e passione" e a chi "poteva darci una mano, soprattutto il movimento cooperativo con la pubblicità che concede a destra e a manca, ma anche il sindacato, non ce l’ha data".

Macaluso, come detto, non declina le proprie responsabilità: "Voglio ribadire che non ce l’abbiamo fatta, anche ragioni politico-editoriali, per nostre, soprattutto mie, deficienze". Ma non si arrende: "In un modo o in un altro, per quel che mi riguarda personalmente, finché avrò forze fisiche, continuerò la mia battaglia".

Ai tantissimi messaggi di solidarietà, da politici e mondo dell'informazione, aggiungiamo il nostro. Ogni giornale che chiude è una ferita per la democrazia.

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