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Il senatore Centinaio lancia un libro contro il presidente Grasso: caos in aula (VIDEO)

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Giornata di fuoco ieri Senato, con maggioranza e opposizioni sul filo di una crisi di nervi per il contestatissimo decreto legge sul Jobs Act targato Renzi, con l’abolizione dell’articolo 18 dello Statuto del Lavoratori ormai ad un passo.

Jobs Act: attacco ai diritti o un primo passo per modernizzare il mercato del lavoro?

Sul piede di guerra per le nuove norme sottoposte all’approvazione, tramite corsia preferenziale, del Parlamento italiano, il Movimento 5 Stelle e la Lega Nord hanno dato battaglia in aula mettendo i bastoni tra le ruote ai gruppi fedeli al governo, spalleggiati dai colleghi di Sinistra Ecologia e Libertà in una lunga contesa fatta di interventi al vetriolo e gesti eclatanti finalizzati a rallentare i lavori.

Se l’obiettivo iniziale del premier Renzi era quello di esibire il risultato del voto favorevole alla riforma del lavoro ai principali partners comunitari (Schulz, Merkel e Barroso in primis) già nel corso del vertice Ue di Milano, dopo il primo tempo della “partita” Pd e alleati hanno dovuto in parte rivedere i loro progetti, a causa della strenua resistenza opposta a Palazzo Madama dai senatori di opposizione.

(Senatore della Lega Nord lancia un libro contro il presidente Grasso: il video)

Durissimi, non solo a livello di contenuti dei discorsi sono stati gli esponenti del M5S, uno dei quali (l’onorevole Petrocelli) è stato espulso da Pietro Grasso per il tono eccessivamente alto dell’intervento, ma l’episodio più clamoroso si è registrato in occasione del blitz del leghista Gianmarco Centinaio verso i banchi della presidenza: dalla contestazione verbale alla seconda carica dello Stato, in pochi concitati istanti, si è passati alle vie di fatto, con un lancio simbolico e tuttavia piuttosto energico del libro del regolamento all’indirizzo del numero uno del Senato.

Tensione alle stelle anche in altre fasi della discussione, contraddistinte da iniziative polemiche dei parlamentari "grillini" e Sel come la “mancia” di spiccioli elargita ironicamente a Grasso o il corpo a corpo di Loredana De Petris con un collega del Partito Democratico.

I numeri, alla fine, hanno formalmente premiato la linea dura di Palazzo Chigi, capace di ottenere 165 voti favorevoli contro 11 no pur dovendo fare i contri con la defezione del dimissionario Walter Tocci e diversi “malpancisti” convinti non senza difficoltà a rimettersi in riga per concedere la fiducia al governo.

Pubblicato da Marco Franco - Profilo Google+ - Leggi più articoli di Marco Franco

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