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Imane Fadil al processo Ruby: "Indotta a prostituirsi con Berlusconi". Chiede 2 milioni di risarcimento

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Proseguono a Milano le udienze del processo Ruby bis a carico di Nicole Minetti, Emilio Fede e Lele Mora, imputati per induzione e favoreggiamento della prostituzione anche minorile in merito al sistema delle cene di Arcore nella residenza dell'ex premier Silvio Berlusconi. Dopo la requisitoria dei pm Forno e Sangermano ci sarà l'arriga dei difensori, mentre la sentenza è attesa tra un mese. Intanto nell'udienza di venerdì 14 giugno è arrivata la richiesta di risarcimento danni da parte di Imane Fadil.

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La modella marocchina, che si è costituita parte civile nel processo, chiede due milioni di euro a titolo di risarcimento danni per essere stata indotta dagli imputati a partecipare alle cene ad Arcore e "ad intrattenere rapporti intimi col presidente Berlusconi, approfittando del suo stato di bisogno": una richiesta presentata ai tre imputati del processo Ruby bis e non al Cavaliere (che non è alla sbarra in questo procedimento ma nel filone principale "Ruby").

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L'avvocato di Imane Fadil ha spiegato che la modella aveva accettato l'invito solo con la speranza di ottenere un contratto a Milan Channel, contratto che ritiene di non aver avuto perchè ha rifiutato di prestarsi alle avances di Berlusconi. Dallo scandalo giudiziario che è seguito è rimasta travolta ed etichettata come una delle tante "olgettine", perdendo occasioni di lavoro e vedendo compromessa la sua credibilità: queste le motivazioni che hanno spinto la ragazza a chiedere il maxi-risarcimento a Minetti, Mora e Fede. "Io avrei voluto chiedere anche di più - ha spiegato ai cronisti fuori dal tribunale di Milano - C'è gente che per stare zitta ha preso 5 milioni, bonifici da 810mila euro, 2.500 euro al mese per tre anni, appartamenti da un milione di euro, fate un po' voi i conti".

In aula l'avvocato De Domenico ha motivato così la richiesta: "Chiedo due milioni ma si potrebbe arrivare tranquillamente fino a cinque per il rilevante pregiudizio subito" poichè la Fadil, che ha raccontato nei dettagli le implicazioni sessuali delle serate in casa del Cavaliere, non è stata costretta a prostituirsi, ma è comunque stata vittima di un "meccanismo molto più persuasivo" approfittando "della giovane età delle ragazze, della loro debolezza" e della loro "ansia" di inserirsi nel modo dello spettacolo. In particolare, la Fadil si sarebbe resa conto che "avrebbe dovuto cedere" alle avances sessuali di Silvio Berlusconi "sennò sarebbe stata tagliata fuori". Secondo l'avvocato, la sua assistita "fa paura perché ha detto tante cose e tante cose scomode, questa è la verità".

Alla richiesta di Imane Fadil ha risposto Emilio Fede, che l'aveva introdotta ad Arcore, annnunciando una querela per le ricostruzioni delle cene fatte dalla modella e chiedendo a sua volta un risarcimento di 4 milioni di euro. Solo una settimana fa anche Ambra Battilana e Chiara Danese avevano chiesto agli imputati a titolo di risarcimento una cifra dieci volte più bassa rispetto a quella di Imane Fadil, 200mila euro: anche loro parte civile nel processo, le due ragazze sono le testimoni principali dell'accusa, visto che hanno raccontato le cene con giochi erotici, gli spogliarelli della Minetti e tutto il teatrino a sfondo sessuale che animava le serate di Arcore. L'accusa per Minetti, Mora e Fede ha chiesto 7 anni di reclusione.

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