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Imu 2013 prima casa: abolizione o rimodulazione? Le nove ipotesi di Saccomanni

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La riforma dell'Imu scatena nuove tensioni nella maggioranza. Il comunicato con cui Berlusconi ha rilanciato il tema della cancellazione totale, ricordando che "l'imposta va abolita e basta" perchè "è alla base dell'accordo di governo", ha provocato l'immediata reazione degli alleati di centrosinistra: "Berlusconi sbaglia" ha replicato il segretario del Pd Epifani, ricordando al Cavaliere che si è sempre parlato di superamento della tassa e non della sua abolizione. Anche perchè, rilancia oggi il ministro per i rapporti col Parlamento Dario Franceschini, ci sono altre emergenze da affrontare come quella dei disoccupati e degli esodati. Ma l'Imu resta al centro della discussione politica e la soluzione del problema è allo studio del Ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni.

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I primi due punti su cui si è concentrato lo studio del Ministero per quanto riguarda la tassa sulla casa sono i mancati introiti per le case dello Stato: l'abolizione totale dell'Imu sulla prima abitazione vale 4 miliardi di euro e potrebbe innescare un "effetto fortemente regressivo" per la nostra economia, a vantaggio quasi esclusivo dei contribuenti più agiati. Già l'abolizione della prima rata di giugno (ufficialmente solo "sospesa") provocherebbe una perdita di circa 2,4 miliardi di gettito erariale per il 2013. Di qui la valutazione di ben nove ipotesi su cui Fabrizio Saccomanni sta lavorando per trovare la quadra del cerchio sulla revisione della tassa sugli immobili.

Sul sito del Ministero dell'Economia, il documento presentato da Saccomanni propone una serie di possibili soluzioni alla ricerca di una convergenza di interessi che possa trovare il plauso delle forze politiche di maggioranza. Lo stesso Saccomanni ricorda l'impegno assunto dal governo a "definire entro la fine del mese di agosto una complessiva riforma dell'imposizione sugli immobili" e lancia "una gamma di ipotesi di intervento" certamente non esaustiva ma intenzionata a "tener conto di quanto è emerso negli ultimi mesi, nel dibattito politico, negli interventi accademici, nelle audizioni parlamentari, nei rapporti degli organismi internazionali".

Il documento di Saccomanni, organizzato in schede di valutazione che riportano "l'impatto di gettito, gli effetti distributivi sui contribuenti, le implicazioni in termini di finanza locale e gli aspetti amministrativi e gestionali per il contribuente e l'Amministrazione" per ogni tipologia di intervento ipotizzata, propone nove diversi percorsi di riforma dell'Imu. Si va dalla cancellazione totale dalla tassa (ipotesi fortemente sostenuta dal Pdl, che in campagna elettorale ne aveva perfino proposto la restituzione della rata 2012) all'abolizione della sola prima rata di giugno, che dunque i contribuenti non si ritroverebbero a dover pagare a settembre come ventilato al momento della sospensione. Altre soluzioni potrebbero essere l'introduzione di una "service tax" unica che raccolga le imposte per diversi servizi e l'attribuzione di poteri di scelta ai Comuni. O ancora, la proposta di incrementare il fondo di solidarietà di 2 miliardi e affiancargli una super-Tares dello stesso valore, lasciando ai sindaci la possibilità di scegliere se azzerare o meno il prelievo sull'abitazione principale. Ipotesi questa che sembra incontrare più di altre i favori dell'Economia.

Ma il ventaglio di ipotesi del Ministro Saccomanni non trova il favore del Pdl, che sceglie la linea dura: "La tassa va abolita e basta o il governo rischia di cadere" ha fatto sapere la deputata azzurra Mara Carfagna, mentre il vicepresidente dell'Anci e sindaco "formattatore" di Pavia, Alessandro Cattaneo, si dice possibilista sulle soluzioni ipotizzate dall'Esecutivo, con preferenza per una "service tax unica e trasparente" che metta i cittadini nelle condizioni di valutare costi e servizi resi dalle amministrazioni locali. Una partita più che mai aperta, in cui il Pd invita a ragionare in termini di rimodulazione e non di abolizione, come spiegato ieri dal il viceministro all'Economia, Stefano Fassina: "Come può il Pdl continuare a insistere per cancellare l'Imu per tutte le prima abitazioni? Adempiere alla promessa berlusconiana vuol dire, nell'Italia 2013, costretta nei vincoli di bilancio pubblico, rassegnarsi all'aumento dell'Iva, pagata anche dai disoccupati e dai pensionati al minimo; oppure lasciare senza indennità di disoccupazione centinaia di migliaia di lavoratori e lavoratrici; o ancora abbandonare a loro stessi decine di migliaia di esodati". La ricerca di un compromesso si rende quanto mai necessaria anche per il terzo polo della maggioranza: "E' chiaro da tempo che l'abolizione dell'Imu sulla prima casa sarebbe, nelle condizioni date, una scelta irrazionale e regressiva", ha dichiarato il portavoce di Scelta Civica, Benedetto Della Vedova.

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