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Libia: è guerra

E' guerra. Dopo il discorso di Sarkozy che annunciava l'intervento militare francese in Libia, ieri pomeriggio alle 17.45 gli aerei Rafale, orgoglio dell'aeronautica d'oltralpe, hanno iniziato a bombardare il paese. Poi sono entrati in azione i missili Cruise statunitensi e i bombardieri inglesi. Un attacco portato alle 2.20 ora locale (l'1.20 in Italia) che, secondo la tv libica, ha causato 48 morti e 150 feriti.

Il discorso di Sarkozy che annuncia l'inizio della guerra

Le foto dell'attacco alla Libia

L'operazione, nella migliore tradizione americana che dà un nome a ogni cosa, è stata subito ribattezzata "Odyssey Dawn" - Odissea all'Alba - e comprende una coalizione di sei paesi: Francia, USA, Inghilterra, Italia, Spagna e Canada. Nelle parole degli alleati sarà una guerra lampo e porterà alla liberazione della Libia dal dittatore Gheddafi. Chiarissimo a questo proposito il generale Wesley Clark, che in un'intervista a Repubblica ha dichiarato: "La risoluzione dell'Onu è nettissima riguardo all'obiettivo finale: sbarazzare la Libia del dittatore Muammar Gheddafi. Per questo il Consiglio di sicurezza ha autorizzato il ricorso a ogni mezzo, salvo l'occupazione militare del Paese. In breve tutto è lecito, o quasi".

Ma il raiss non ha nessuna intenzione di cedere e in un messaggio audio ha minacciato esplicitamente ritorsioni militari: "Colpiremo i civili in tutto il Mediterraneo", dando poi immediatamente seguito alle parole con il sequestro di un rimorchiatore italiano della società Augusta nel porto di Tripoli. L'equipaggio al momento sarebbe trattenuto a bordo. Una mossa che rientra nella strategia di Gheddafi di difendersi con scudi umani: già ieri era stata data notizia di civili utilizzati dal dittatore per scoraggiare i bombardamenti della coalizione.

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Oggi a Tripoli e Bengasi regna una calma irreale. I bombardamenti sono stati sospesi questa mattina e gli alleati fanno sapere di avere colpito importanti obiettivi militari. Ma tra i ribelli prevale la cautela, così come qui in Italia, il paese geograficamente più esposto a un'eventuale ritorsione libica, serpeggia un inespresso sentimento di paura. Berlusconi assicura che Gheddafi "non ha i mezzi per colpirci" e La Russa conferma che, in caso di attacco, "i nostri aerei pronti in 15 minuti". Ma le loro parole non placano l'ira di Bossi, che non condivide la scelta di dare le basi italiane come appoggio agli aerei della coalizione e teme soprattutto arrivi in massa di profughi. Del resto, nel pomeriggio di ieri, il raiss aveva dichiarato che la Libia non avrebbe più fermato i flussi di migranti.

Intanto dal mondo arrivano le prime reazioni all'operazione Odyssey Dawn. Ferma la condanna della Russia all'intervento, mentre la Cina esprime "dispiacere" per la scelta della soluzione militare. Il Comitato dell'Unione Africana sulla Libia invece oggi ha chiesto "la fine immediata di tutte le ostilità", invitando anche le autorità libiche interessate a cooperare per "facilitare l'assistenza umanitaria alla popolazione che ha bisogno".

Foto: nytimes.com

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