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Incarico governo 2013: tutti i possibili scenari

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Dopo i due giorni di consultazioni al Quirinale, il quadro che emerge dagli incontri tra Giorgio Napolitano e i partiti eletti in Parlamento è di grande incertezza, per non dire di stallo. Il Capo dello Stato al termine dei colloqui ha annunciato che oggi conferirà il mandato per il nuovo governo, ma su chi avrà l'incarico, come lo porterà avanti e per quanto tempo c'è più di un (legittimo) dubbio.

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Se infatti una parte degli analisti concorda sul fatto che, alla fine, il Presidente lo affiderà a Pierluigi Bersani, l'altra si chiede in che termini sarà dato questo mandato e in che modo il segretario del Pd potrà procedere. Al Nazareno sono consapevoli di mancare della maggioranza necessaria a formare un nuovo governo e - di fatto - l'incarico sarebbe "condizionato", se non addirittura "esplorativo". Ma in quest'ultimo caso, di solito a sentire il polso delle varie forze politiche è chiamata una figura terza, un'alta carica dello Stato, super partes rispetto alle varie formazioni o, perlomeno, gradita a tutte (o quasi).

E allora, ecco che si affaccia l'ipotesi di un mandato a Pietro Grasso. Ieri il neo-presidente del Senato ha dichiarato di "essere pronto a tutto per lo Stato" e dopo le polemiche dei giorni scorsi innescate da Beppe Grillo ha altresì annunciato un ulteriore taglio del proprio stipendio, dal 30% al 50%, con anche la riduzione della metà della scorta e la rinuncia agli appartamenti e agli autisti che spettano alla sua carica istituzionale. Un gesto letto da molti in chiave 'preparativa' a un eventuale incarico da parte di Napolitano, anche se diversi reputano molto difficile pure questa strada, tanto più dopo il durissimo attacco frontale di ieri sera di Marco Travaglio, durante la puntata di Servizio Pubblico.

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La figura super-partes resta comunque un'ipotesi probabile, anche se il 'chi' apre nuovi interrogativi. E' notizia di ieri sera, infatti, che lo stesso Beppe Grillo accarezzerebbe l'idea di fare da 'traghettatore': il leader del Movimente 5 Stelle l'ha detto in un'intervista a una testata straniera - com'è noto con quelle italiane non parla - e l'eventualità è letteralmente piombata su una situazione già di per sè ingarbugliatissima.

Ma se una premiership di Grillo resta abbastanza improbabile, quello che è certo è che le parti in causa non sono mai state così distanti tra loro. Il Pd ha teso una mano al M5S (anche concedendogli un questore al Senato, Laura Bottici), ma ora prima di altri gesti di apertura vuole risposte, in primis sugli 8 punti programmatici del "governo di cambiamento" annunciato da Bersani. I grillini, però, sembrano irremovibili sulla strada delle loro 20 proposte ultra-intransigenti e dunque la composizione si fa difficile, per non dire impossibile. Dall'altra parte c'è poi il Pdl che chiede un "governo di larghe intese", con il Pd che però non sembra minimamente intenzionato ad accettare, dal momento che a parte renziani e veltroniani, tutti gli altri parlamentari remerebbero contro e alle prossime elezioni significherebbe la 'morte politica' di Bersani e dell'intera vecchia nomenklatura. Infine, c'è il centro di Mario Monti che invece vorrebbe un esecutivo "di tutti": ipotesi che rappresenta forse la più remota tra quelle in campo.

E quindi? Inevitabilmente oggi Napolitano assegnerà l'incarico e con molta probabilità si procederà a un governo di transizione, almeno per riformare la legge elettorale ed eleggere il nuovo Capo dello Stato. Nel Parlamento neo insediato c'è una maggioranza sempre crescente di deputati e senatori contrari a elezioni anticipate, tuttavia la possibilità che l'esecutivo sia di lunga durata è molto remota. E allora, il tentativo sarà almeno quello di arrivare al voto con la riforma dello stesso a lungo auspicata e un nuovo Presidente della Repubblica. Se mandato sarà, dunque, il premier designato dovrà prima accettare l'incarico, poi presentare la sua lista di ministri e quindi procedere alla firma del decreto di nomina del Presidente del Consiglio, del decreto di accettazione delle dimissioni del Governo uscente e del decreto di nomina dei singoli ministri con il Capo dello Stato. Da ultimo sarà effettuato il giuramento e quindi il nuovo governo chiederà la fiducia alle due Camere del Parlamento.

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