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Inchiesta P3, Verdini e Dell'Utri rischiano il processo per associazione segreta

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L'inchiesta della Procura di Roma sulla P3, la presunta associazione segreta che avrebbe fatto capo all'affarista Flavio Carboni, al coordinatore nazionale del Pdl Denis Verdini e al senatore Pdl Marcello Dell'Utri, si è chiusa. Il coordinatore Pdl e il senatore rischiano il processo per un sodalizio 'volto a condizionare il funzionamento degli organi costituzionali'. In poche parole, il rischio ora è quello di un processo per associazione segreta.

Denis Verdini, conferenza stampa del luglio 2010 sul caso P3 - il video

L'avviso di chiusura degli accertamenti da parte del procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e del pm Rodolfo Sabelli è stato notificato ieri a venti indagati. Tale atto prelude le richieste di rinvio a giudizio che arriveranno a fine settembre.

A rischiare, però, non ci sono solo Carboni, Dell'Utri e Verdini. Tra gli altri ecco spuntare anche i nomi dell'ex sottosegretario all'Economia Nicola Cosentino, del governatore della Sardegna Ugo Cappellacci, dell'ex presidente della Cassazione Vincenzo Carbone, del parlamentare del Pdl Massimo Parisi. Ma l'accusa di associazione a delinquere finalizzata alla violazione della legge Anselmi sulle società segrete è contestata anche all'ex giudice tributario Pasquale Lombardi, all'imprenditore campano Arcangelo Martino e ad altre nove persone, tra cui la compagna di Flavio Carboni, Antonella Pau, e l'ex responsabile dell'Agenzia regionale per l'ambiente della Sardegna Ignazio Farris.

Per Verdini e Dell'Utri, però, sembra concretizzarsi anche un secondo capo d'accusa per corruzione in relazione ad alcuni episodi messi in atto dall'imprenditore Carboni, 'in accordo con Verdini e Dell'Utri', per favorire il business dell'eolico nella regione Sardegna. Un primo episodio riguarda la corruzione nei confronti di Pinello Cossu, anch'egli indagato, quale presidente del consorzio Tea. A quanto pare Cossu accettava la promessa di utilità e riceveva la somma di 5mila euro dall'imprenditore romagnolo Alessandro Fornari, in cambio di informazioni. Un secondo episodio riguarda la promessa di denaro fatta da Flavio Carboni al dirigente Area ambiente del Comune di Porto Torres Marcello Garau, anche lui indagato, 'per favorire la concessione di finanziamenti pubblici destinati alla bonifica di un'area in località Calancoi, nel comune di Porto Torres, e di proprietà di una società partecipata dallo stesso Carboni'. Un terzo episodio, infine, riguarda la nomina come direttore generale dell'Arpa Sardegna di Ignazio Farris, che avrebbe accettato la promessa di denaro e altre utilità, 'che Carboni gli aveva fatto in accordo con Verdini e Dell'Utri', in cambio e in vista di 'atti contrari ai doveri d'ufficio'.

Non bisogna dimenticare, poi, il tentativo, fallito, di influenzare la decisione della Corte Costituzionale, chiamata a pronunciarsi sul Lodo Alfano nell'ottobre del 2009; gli interventi sull'ex presidente della Cassazione Vincenzo Carbone; gli interventi sul Csm per indirizzare le nomine di magistrati a incarichi direttivi; gli interventi su Alfonso Marra per fare riammettere alle ultime elezioni regionali la lista 'Per la Lombardia' di Roberto Formigoni; il falso dossieraggio per screditare la candidatura del governatore della Campania Stefano Caldoro. C'è, infine, l'accusa di finanziamento illecito ai partiti mossa a Verdini e Parisi per gli 800mila euro ottenuti da imprenditori vicini a Falvio Carboni e dissumulati con la cessione delle loro quote della Nuova Toscana Editrice alla Società Toscana di Edizioni.

Gli avvocati del coordinatore nazionale del Pdl, Franco Coppi e Marco Rocchi, hanno così replicato: 'E' surreale che il nostro assistito venga ritenuto tra i promotori dell'asserita associazione segreta. Tutti gli atti e le intercettazioni dimostrano esattamente il contrario'.

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