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Ineleggibilità Berlusconi, proposta Pd salva il Cavaliere? Napolitano sulla grazia: "Analfabetismo"

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Una ddl presentato dal Pd per per modificare la legge 361/1957 e trasformare il principio di ineleggibilità in quello di incompatibilità: è questo in sostanza lo scopo dell'iniziativa di 25 senatori democratici, con Mucchetti e Zanda primi firmatari della proposta di legge, che modificherebbe le norme sul conflitto di interessi sulla base delle quali la giunta per le Elezioni del Senato dovrà valutare la condizione di Silvio Berlusconi.

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Il disegno di legge ha scatenato nuove polemiche, considerato l'ennesimo tentativo da parte del Pd di tendere una mano al leader politico del Pdl e alleato di governo, l'ultimo appiglio in vista della discussione sull'ineleggibilità alla luce della legge del '57 che vieta di sedere in Parlamento a chi detiene conccesioni pubbliche. Il ddl, depositato al Senato lo scorso 20 giugno da alcuni senatori del Pd, vede tra i primi firmatari l'ex giornalista economico del Corriere Massimo Mucchetti, presidente della Commissione Industria e Luigi Zanda, capogruppo del Pd a Palazzo Madama.

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La modifica alla legge del '57 contenuta nel ddl trasformerebbe l'ineleggibilità di Berlusconi in incompatibilità e lascerebbe al Cavaliere la possibilità di mantenere la carica di senatore, a patto di rinunciare alle quote di controllo delle sue aziende. Silvio Berlusconi avrebbe così un anno di tempo per decidere di eliminare la causa di incompatibilità con l'elezione a senatore vendendo le quote delle sue aziende: in caso contrario si verificherebbe la decadenza immediata dal seggio. "La principale novità - scrive nella relazione Mucchetti - è rappresentata dalla proposta di qualificare come cause di incompatibilità le situazioni finora definite come cause di ineleggibilità dall'articolo 10 della legge", sitazione che inciderebbe non solo su soggetti direttamente proprietari di società, am anche su "coloro che risultano avere il controllo o l'esercizio di un'influenza dominante su una società". Secondo il ddl, la cessione dovrà avvenire escludendo sia l'ipotesi di un blind trust, sia quella di vendere a soggetti in rapporti professionali o di parentela con il soggetto incompatibile.

Il provvedimento agirebbe al netto di eventuali condanne (e relative interdizioni) in arrivo per il leader Pdl, ma per essere efficace, dovrebbe essere approvato prima che la giunta si esprima sull'ineleggibilità di Berlusconi, la cui mozione è stata presentata lo scorso 9 luglio dagli esponenti del Movimento 5 Stelle. Per rendere applicabile il principio, il testo presentato dal Pd prevede anche una norma transitoria che rende efficaci le disposizioni della legge subito dopo l'entrata in vigore della stessa, ossia con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

All'indomani della sospensione dei lavori delle Camere per un giorno concesso al Pdl per riunirsi e discutere in merito alla calendarizzazione del processo Mediaset in Cassazione il 30 luglio, con lo scontro aperto tra renziani e le frange del Pd più vicine al governo, tra i Democratici e nella base del Pd continuano le tensioni in merito alle vicissitudini giudiziarie di Berlusconi che condizionano tanto il governo quanto gli alleati della maggioranza. Critici sulla proposta Zanda-Mucchetti, sottoscritta da altri 23 colleghi, sono soprattutto i dissidenti Laura Puppato e Pippo Civati, che hanno sottolineato come l'elettorato del Pd non accetterebbe una simile apertura al Cavaliere: "Se l'intenzione è quella di tentare una forma compromissoria per mantenere inalterati gli equilibri politici nazionali, allora io metto in guardia - ha ammmonito la senatrice - non verrebbe compreso dalla maggior parte dei nostri elettori, per non dire da tutti". Protesta anche Civati, sottolineando come la proposta sia una dichiarazione bella e buona da parte del Pd, che dopo questo ddl non potrà che ammettere l'ineleggibilità del Cavaliere: "Non si sono resi conto che questa è la prima dichiarazione del Pd in cui si dice chiaro e tondo che Berlusconi è ineleggibile". Beppe Grillo rincara la dose su Twitter: "I fedeli alleati del pdmenoelle, più fedeli del cane più affezionato".

Intanto dal Colle arriva una risposta perentoria contro l'ipotesi avanzata negli ultimi due giorni dal quotidiano Libero sull'eventualeconcessione della grazia a Berlusconi in caso di condanna definitiva nel processo Mediaset. Il giornale diretto da Maurizio Belpietro aveva sbattuto in prima pagina la notizia che il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, avrebbe prospettato l’ipotesi di grazia per Berlusconi al premier Enrico Letta, il quale ne "avrebbe preso atto". Nulla di più lontano dai fatti, scrive il Capo dello Stato in una nota dai toni duri e decisamente inusuali per Napolitano: "Queste speculazioni su provvedimenti di competenza del capo dello Stato in un futuro indeterminato sono un segno di analfabetismo e sguaiatezza istituzionale - si legge nel comunicato del Quirinale - danno il senso di una assoluta irresponsabilità politica che può soltanto avvelenare il clima della vita pubblica". Ma la redazione di Libero si affretta a precisare la bontà delle sue informazioni, che sarebbero state confermate da fonti autorevoli e vicine al Colle. Mentre Berlusconi, intervistato dopo la riunione di ieri con il partito da due giornaliste di In Onda e di Agorà, ha chiarito di voler calmare gli animi nel suo partito e si è mostrato più sereno di quanto abbiano raccontato le cronache degli ultimi giorni in merito alla sentenza Mediaset.

Silvio Berlusconi intervistato all'uscita dal ristorante da Agorà

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