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Inno di Mameli obbligatorio a scuola: è legge, Lega furiosa

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L'inno di Mameli diventa "provvisoriamente" l'inno della Repubblica Italiana e la Lega insorge. L'approvazione da parte del Senato del Ddl che ne prevede l'insegnamento nelle scuole non è infatti stata accolta bene dagli uomini del Carroccio, che sono riusciti ad accusare contemporaneamente il governo di populismo e di statalismo.

L'inno di Mameli obbligatorio a scuola e la Lega protesta in Aula: video

"L'Italia è come il Titanic: le aziende chiudono, le famiglie faticano a pagare l'Imu e si tagliano i fondi per gli studenti disabili, ma il Parlamento trova tempo per imporre l'inno di Mameli per legge nelle scuole", ha tuonato Matteo Salvini (che poi ha polemicamente chiesto "che venga suonato obbligatoriamente ogni giorno anche in tutte le sedi di Equitalia e dell'Agenzia delle entrate"), mentre il capogruppo della Lega in Commissione bilancio alla Camera, Massimo Bitonci, ha osservato: "Siamo arrivati all'educazione di Stato, come in Unione sovietica".

Ma ormai, con 208 voti favorevoli, 14 contrari e 2 astenuti, il 17 marzo è ufficialmente la Giornata nazionale dell'Unità d'Italia, della Costituzione, dell'inno nazionale e della bandiera e Il canto degli italiani - come si chiama in realtà l'inno di Mameli - è materia di studio nelle scuole. Le prossime generazioni, dunque, non muoveranno la bocca in playback come pesci e non infileranno parole a caso nel canto risorgimentale di Goffredo Mameli e Michele Novaro, che dal momento della sua composizione, il 1847, è stato immediatamente adottato come simbolo di unità dai patrioti italiani.

Il provvedimento varato dall'esecutivo prevede infatti già da quest'anno "percorsi didattici, iniziative e incontri celebrativi" per far conoscere ai giovani - e ai meno giovani per osmosi, magari sbirciando nei quaderni dei figli - il Risorgimento e le vicende che hanno portato all'Unità di Italia, proclamata a Torino nel 1861 e della quale il tricolore e, per l'appunto, l'inno di Mameli, sono due aspetti fondamentali.

Suonano dunque fuori luogo certi attacchi portati dai senatori leghisti, che tra l'altro hanno scelto quasi in massa di abbandonare l'Aula prima della votazione per l'approvazione del Ddl: "Qui si è scelto di fare il lavaggio del cervello ai bambini. Bello. Complimenti. Con questa legge si risveglia lo spirito 'balilla', diciamola così", ha dichiarato Alessandro Vedani, mentre Paolo Franco ha parlato di "schiavi di Roma" che "hanno gioito oggi per l'approvazione fraudolenta dei disegni di legge sull'insegnamento dell'inno di Mameli e della seconda festa dell'Unità d'Italia. Seconda perché già c'è quella del IV novembre". Toni che ha provato a smorzare il segretario del Carroccio, Roberto Maroni, con una battuta: "Quando si canta, purché non sia stonato, per me va sempre bene...".

Ovviamente, non sono mancate le repliche: "Senatori del Parlamento italiano, magari ex ministri, non possono affermare di non sentirsi italiani. E' vergognoso", ha detto il senatore dell'Udc Achille Serra, ricevendo l'appoggio di Ignazio La Russa (Pdl): "E' importante che proprio a scuola, culla dell'insegnamento e della cultura, i giovani possano imparare non solo il testo, ma ciò che esso rappresenta per tutti gli italiani".

E mentre la classe politica si 'becca' sull'opportunità o meno di 'istituzionalizzare' l'inno di Mameli, critiche arrivano pure dalla scuola, con il presidente del'Associazione nazionale dei presidi, Giorgio Rembado, che all'agenzia Agi ha parlato di "metodi ottocenteschi", contestando al governo che occuparsi dei "contenuti dell'insegnamento è anacronistico e sbagliato". "Trovo giusto che gli studenti imparino l'inno di Mameli e conservino la memoria del Risorgimento e dell'Unità d'Italia, ma non che questo sia per legge dello Stato", ha concluso Rembado.

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