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Intercettazione Consorte-Fassino, ordinato il rinvio a giudizio per Berlusconi

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Si torna a parlare dell'intercettazione tra Giovanni Consorte e Piero Fassino nell'inchiesta Bnl-Unipol. Il Gip di Milano, Stefania Donadeo, ha infatti respinto la richiesta di archiviazione della procura di Milano, sollecitando il pm a formulare la richiesta di rinvio a giudizio per il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, accusato di concorso in rivelazione di segreto d'ufficio per la vicenda della fuga di notizie sull'intercettazione tra Consorte e Fassino ai tempi della tentata scalata di Unipol alla Bnl. Il legale del presidente del Consiglio, Nicolò Ghedini, ha così commentato: 'E' una decisione infondata. A Milano nulla mi stupisce. Tra l'altro c'è una conclamata incompetenza territoriale'.

Il Gip Donadeo ha stabilito che oltre a Paolo Berlusconi, editore de Il Giornale già rinviato a giudizio tre mesi fa, anche il fratello Silvio debba essere processato per la fuga di notizie che, secondo gli studiosi dei flussi elettorali, ebbe un netto impatto sull'elettorato, spostò moltissimi voti e fu decisiva nella rimonta del centrodestra alle elezioni del 2006. Il 31 dicembre 2005 Il Giornale pubblicò l'intercettazione in cui il segretario Ds Piero Fassino, non indagato, chiedeva 'Allora, abbiamo una banca?' all'amministratore di Unipol Giovanni Consorte, impegnato nella scalata della Banca Nazionale del Lavoro poi fermata dall'inchiesta milanese per aggiotaggio.

Il Gip ha anche disposto l'iscrizione nel registro degli indagati di Maurizio Belpietro, direttore di Libero, che all'epoca della fuga di notizie sull'intercettazione tra Fassino e Consorte era direttore de Il Giornale. Anche per Belpietro l'accusa è concorso nella rivelazione di segreto d'ufficio.

Secondo la ricostruzione della procura, Paolo Berlusconi, editore de Il Giornale, e l'imprenditore Fabrizio Favata alla vigilia del Natale del 2005 si sono recati ad Arcore per far ascoltare a Silvio Berlusconi, come oggi anche allora alla guida del governo, il nastro contenente l'intercettazione della telefonata in cui Piero Fassino domandava all'allora presidente dell'Unipol Giovanni Consorte: 'Allora, abbiamo una banca?'. Il contenuto della telefonata venne poi pubblicato da Il Giornale il 31 dicembre dello stesso anno, nonostante fosse ancora coperto da segreto istruttorio.

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