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Iran, assalto all'ambasciata dell'Arabia Saudita: Khamenei parla di 'vendetta divina'

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La reazione in Iran non si è fatta attendere: l'ambasciata dell'Arabia Saudita a Teheran, capitale iraniana, è stata assaltata da un gruppo di persone. L'esecuzione della condanna a morte di 47 ribelli sciiti, tra cui il leader di varie proteste Nimr al-Nimr, ha fatto crescere i livelli di tensione tra i due Paesi, che da anni si contendono la leadership della regione mediorientale: i sunniti della dinastia di Riyad vedono gli sciiti della Repubblica islamica come una minaccia. E del resto già da mesi sostengono fazioni contrapposte nel conflitto in Yemen.

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L'attacco alla sede diplomatica di Teheran è avvenuto con bombe molotov. "Dio onnipotente non rimarrà indifferente di fronte al sangue innocente e questo sangue sparso in modo ingiusto affliggerà rapidamente i politici e il potere esecutivo del suo regime", ha affermato l'Ayatollah supremo, Ali Khamenei. La Guida Suprema dell'Iran ha quindi giustificato l'azione di chi ha attaccato l'ambasciata dell'Arabia Saudita. La dinastia di Riyad ha affidato la replica a un portavoce del ministro degli Estero: "Il regime iraniano è l'ultimo al mondo che può accusare gli altri di sostenere il terrorismo, visto che è uno Stato che sponsorizza il terrore ed è condannato dalle Nazioni Unite e da molti Paesi".

Le forze di sicurezza iraniane hanno arrestato 40 persone con l'accusa di aver messo in atto l'assalto all'ambasciata saudita. "I sospetti dell'attacco sono stati identificati e arrestati e altri fermi seguiranno", ha garantito il procuratore di Teheran, Abbas Jafari Dolatabadi. Insomma, l'aggressione non resterà impunita, nonostante le parole di Khamenei. Ma l'operazione di polizia potrebbe non bastare ad abbassare il livello di tensione. Perché i problemi sono molto radicati.

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