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Istanbul: scontri, feriti e arresti per #occupygezi

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Update 2 giugno 2013 ore 11.15
Ci sarebbero "almeno due morti" negli scontri che in questi giorni hanno infiammato la Turchia. A riportare la notizia è Amnesty International, che parla anche di 1.000 feriti, in netta contrapposizione con le informazioni fatte circolare dal Ministero degli Interni, che ne conta invece 79, 53 civili e 26 agenti. Ma se sui numeri è ancora battaglia, sembra invece che la protesta di piazza - giunta al suo terzo giorno - si stia attenuando, con molte meno persone che continuano a presidiare il luogo simbolo della rivolta, piazza Taksim. Nella notte, comunque, le manifestazioni contro il governo filo musulmano sono continuate, con molte persone che in spregio al giro di vite sugli alcolici tenevano in mano bottiglie di birra e tante coppie che si baciavano pubblicamente, anche loro per manifestare il proprio dissenso contro le autorità islamiche.


Update ore 23.00
Si aggrava il bilancio degli scontri a Istanbul per la protesta #occupygezi: secondo l'Associazione dei medici turchi sono più di 1.000 i feriti ed è confermata la notizia circolata in serata di quattro manifestanti che hanno perso la vista dopo essere stati colpiti dai candelotti di lacrimogeni lanciati dalla polizia. Altri quattro sono stati ricoverati per frattura del cranio. Il ministro dell'Interno, invece, fornisce cifre completamente diverse, parlando di 79 feriti. Altissimo anche il numero delle persone arrestate: 939 in oltre 90 manifestazioni. La protesta si è infatti estesa a macchia d'olio al resto della Turchia, coinvolgendo Ankara e Smirne. Nelle ultime ore è pure arrivata la notizia che Facebook e Twitter sarebbero stati bloccati parzialmente e che l'accesso all'intera rete è in generale molto rallentato: uno stop che tuttavia non sta impedendo alle notizie di filtrare, rimbalzando sui vari social. Il clima è molto teso e tutti i Consolati hanno consigliato ai turisti e ai cittadini stranieri di restare in albergo o nelle loro abitazioni.


Update ore 19.19
Continuano durissimi gli scontri a Istanbul e secondo le ultime notizie trapelate le autorità per fermare i manifestanti avrebbero lanciato anche lacrimogeni dal cielo, mentre si aggrava il bollettino dei feriti: quattro persone resteranno cieche, riferisce Il Corriere della Sera. Una situazione gravissima, che ha portato il premier Erdogan a scusarsi, seppur parzialmente e in modo a dir poco tutt'altro che sentito, per il pugno di ferro usato nella repressione di #occupygezi: "C'è stato un errore nell'uso di gas urticante da parte della polizia. Okay. Ho ordinato al ministero degli Interni di indagare". Contestualmente, però, il primo ministro ha dichiarato che l'abbattimento degli alberi del Gezi Park non si fermerà, "qualunque cosa facciate". Tuttavia, quello che ormai sembra chiaro è che la manifestazione da locale e ambientalista è diventata una protesta politica di piazza dell'intero Paese.

Secondo giorno di scontri a Istanbul, con la protesta per salvare il Gezi Park, una delle principali aree verdi della città, che sta assumendo sempre più dichiarati connotati politici. L'occupazione del parco - #occupygezi su Twitter - in atto dal 28 maggio scorso nel quartiere di Taksim è infatti degenerata ieri mattina all'alba, quando la polizia ha attaccato i manifestanti, dando fuoco alle loro tende, sparando lacrimogeni e utilizzando idranti e spray urticanti.

Istanbul, #occupygezi: le foto degli scontri

La protesta ambientalista è diventata così guerriglia urbana, con scontri che sono andati avanti tutta la notte (quando centinaia di persone hanno attraversato il ponte sul Bosforo e raggiunto il lato europeo della città) e che hanno causato decine di feriti. Per il quotidiano turco online Hürriyet, tra di loro vi sono anche giornalisti, fotografi e due deputati dell'opposizione, uno dei quali sarebbe stato sottoposto a un'operazione al cuore. La testata parla pure di un manifestante che avrebbe perso un occhio, dopo essere stato colpito da un lacrimogeno, e di altri che sarebbero rimasti feriti a causa del crollo di un muro che stavano cercando di scavalcare per sfuggire alle cariche della polizia. Alcune fonti accreditano anche una turista egiziana operata per un'emorragia cerebrale, mentre sarebbero tantissimi i ricoverati per fratture di arti e/o per problemi respiratori. Secondo l'agenzia Dogan, 81 persone sarebbero state arrestate.

E proprio la comunicazione e la diffusione delle informazioni - insieme all'operato della polizia e del governo - sono finite sotto accusa, con il regista Ferzan Ozpetek che questa mattina ha twittato lo status di Facebook di un giovane di Istanbul che denuncia che "i media Turchi, controllati direttamente dal governo o economicamente e politicamente legati al governo, si rifiutano di parlare degli incidenti. Le agenzie di stampa bloccano il regolare flusso delle informazioni" e invita contestualmente a condividere il post perché "il resto del mondo sia messo a conoscenza di quello che sta accadendo e dello stato di polizia creato dal partito AKP del primo ministro Recep Tayyip Erdoğan, che viene spesso considerato come modello per gli altri paesi del medio oriente. La democrazia Turca ha bisogno del tuo aiuto. Grazie!".

Un appello immediatamente rilanciato dai social, che ancora una volta stanno svolgendo un preziosissimo lavoro di comunicazione libera e live, con Twitter in prima fila. #occupygezy e Istanbul sono entrati infatti stabilmente nei primi 10 TT, rilevando una vera e propria impennata nel flusso di post in concomitanza del discorso di Recep Tayyip Erdoğan. "La polizia è già intervenuta e continuerà a intervenire perché piazza Taksim non può essere un'area in cui gli estremisti fanno come gli pare", ha detto il premier in tv, ribadendo che il governo farà tutto quanto in suo potere "per garantire la sicurezza delle persone e delle loro proprietà".

Un discorso che soffia sul fuoco di una situazione esplosiva, con la protesta che intanto si è estesa ad altre città turche - Ankara, Antalya, Bodrum e Konya - e sta trovando solidarietà in tutta Europa, come per esempio a Parigi, e non solo. Amnesty International infatti da parte sua ha denunciato che "l'uso della violenza da parte dela polizia a questi livelli appare volto a negare il diritto di protesta pacifica e a scoraggiare altre persone dal parteciparvi", trovando sponda nelle parole del vice primo ministro turco, Bulent Arinc: "Sarebbe stato più utile tentare di persuadere le persone che non vogliono il centro commerciale, invece di lanciare contro di loro i lacrimogeni".

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