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Italicum, legge elettorale Renzi-Berlusconi: ecco in cosa consiste. Grillo attacca: "E' un Pregiudicatellum"

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di Claudia Gagliardi

"Chiamatelo Italicum": così Matteo Renzi mette sul piatto la nuova proposta di riforma della legge elettorale durante la direzione del Partito Democratico di lunedì 20 gennaio, che segue gli incontri con i leader delle altre forze politiche degli ultimi giorni. Quando è ancora alta la tensione per il vertice con Berlusconi nella sede Pd del Nazareno, il segretario va avanti per la sua strada e accelera i tempi: come annunciato sabato nella mini-conferenzastampa seguita al contestato incontro, Matteo Renzi ha presentato la proposta emersa dalla "profonda intesa" con Berlusconi leggermente modificata rispetto al modello spagnolo di cui si è parlato negli ultimi giorni.

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In cosa consiste la legge che dovrebbe sostituire l'incostituzionale Porcellum? Si tratta in sostanza di un modello ibrido, con il doppio turno per evitare il rischio della riproposizione di larghe intese, un proporzionale corretto che sostanzialmente non scontenta nè Berlusconi nè Alfano, anche se crea divisioni nello stesso Partito Democratico e mette in subbuglio i partiti più piccoli.

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Il sistema Italicum prevede un doppio turno di coalizione con il ballottaggio tra le due formazioni più votate se nessuna supera il 35% dei voti al primo turno. In questo caso si torna alle urne dopo 15 giorni per assegnare il premio di maggioranza. Tale premio avrà "un range molto ristretto", ha spiegato Renzi in direzione, visto che può valere fino al 18%, cosicchè la coalizione che ha raggiunto almeno il 35% dei voti abbia un numero di seggi tra il 53 e il 55%. Previste soglie di sbarramento all'ingresso del 5% e dell’8%, a seconda che un partito si presenti in coalizione oppure no. Le coalizioni dovranno superare il 12%.

In sostanza un sistema a base proporzionale con un premio di maggioranza consistente che metterà la coalizione più votata nelle condizioni di contare su un numero di seggi tale da garantire la governabilità. La ripartizione dei voti avviene su base nazionale, dunque in base alla percentuale di voti ottenuti da ogni coalizione saranno assegnati i seggi in maniera proporzionale. Sul territorio sono previsti mini-collegi plurinominali provinciali. Restano escluse le preferenze, dunque ancora una volta gli elettori sono privati della possibilità di eleggere direttamente i propri rappresentanti (come ha fatto notare Gianni Cuperlo in direzione): sulla scheda elettorale saranno presenti i simboli dei partiti raccolti nelle eventuali coalizioni, con un mini-listino bloccato di 4-6 candidati per ciascun partito/coalizione, in modo da identificare i candidati, metodo ritenuto legittimo dalla Corte Costituzionale.

Alla legge elettorale si intreccia la questione delle riforme costituzionali. Resta in piedi la proposta dell'abolizione del Senato elettivo, con la fiducia che resterebbe prerogativa della sola Camera dei Deputati. Rilanciata anche una nuova riforma del Titolo V della Costituzione dopo quella del 2001, con una ulteriore ripartizione dei ruoli tra Regioni e Stato.

Il segretario nel suo intervento si è anche difeso dalle critiche per il confronto con il leader di Forza Italia: "Non ho le stesse idee di Berlusconi, ma io non ho paura delle mie idee, io non sono subalterno culturalmente al punto di cambiare le mie idee perché Berlusconi la pensa come me. Pensare che devo rinunciare alla riforma elettorale, alla riforma del Titolo V, alla riforma del Senato, solo perché lo vuole anche Berlusconi, è subalternità culturale". A "legittimare il pregiudicato" non è erto il Pd ma chi ancora oggi vota Forza Italia. E se si vuole trovare un accordo con quella formazione politica tocca parlare con Berlusconi: "Con chi dovevo parlare, con Dudù?" ironizza Renzi.

La proposta di Matteo Renzi trova un'ampia convergenza tra le forze politiche maggiori (escluso il Movimento 5 Stelle) e molte perprlessità tra le forze più piccole (Sel, Lega e Scelta Civica) ma soprattutto spacca il Pd al suo interno. La minoranza dem in sostanza boccia la proposta del segretario: "La proposta di legge elettorale non è convincente - dichiara lapidario Gianni Cuperlo, presidente dell'assemblea Pd - perchè non garantisce una rappresentanza adeguata. Né il diritto dei cittadini a scegliere i propri rappresentanti. Né una ragionevole governabilità". Non manca un affondo diretto a Renzi, che ha ricordato all'assemblea come un voto contrario alla proposta rappresenti sostanzialmente una sconfessione dell'esito delle primarie: "Si dice che è tutto deciso con il voto delle primarie dell'8 dicembre? Allora è inutile convocare la direzione, fai tutto da solo. Funziona così un partito? Io spero di no. E credo di no". Alla fine la direzione, pur tra le prosteste dell'area bersaniana per premio di maggioranza, listini bloccati e soglie di sbarramento troppo alte, approva la proposta con 111 voti favorevoli, 34 astenuti e nessun contrario.

Durissismo l'attacco arrivato da Beppe Grillo, che sul suo blog ha ribattezzato la proposta di riforma legge elettorale nata dall'intesa Renzi-Berlusconi il 'Pregiudicatellum': "I partiti si scelgono i propri parlamentari. I cittadini devono stare a guardare. Liste bloccate con nominati da pregiudicati e condannati in primo grado e nessuna preferenza". Sugli stessi toni la Lega Nord, che parla di "legge-truffa". La porposta arriverà in discussione a Montecitorio lunedì 27 gennaio.

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