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Iuc, cos'è la nuova tassa sulla casa? Prende il posto della Trise

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Si chiamerà Iuc l’imposta erede della Trise, che a sua volta dopo Ici e Imu aveva dato origine all’ennesimo cambio di nome della tassa meno amata dagli italiani. Alla definizione dei dettagli tecnici del nuovo regime fiscale sugli immobili sta lavorando il Parlamento, impegnato a trovare i fondi necessari alla garanzia di consistenti detrazioni (da 50 fino a 250 euro a figlio) per le famiglie a basso reddito. L’emendamento sulla casa, depositato in commissione bilancio al Senato, prevede la destinazione ai Comuni di risorse per 1,5 miliardi di euro complessivi, finalizzate a concedere un ampio ventaglio di esenzioni alle fasce più “a rischio” della platea dei contribuenti, come richiesto dalle principali forze politiche della maggioranza.

Cambia il nome della tassa sulla casa

Attraverso l’Iuc, imposta unica comunale, verranno neutralizzate anche le neonate Tari e Tasi, rispettivamente rivolte ai rifiuti e ai servizi indivisibili, mentre resta aperto il nodo dell’ introduzione di un meccanismo che aumenti la deducibilità dei beni strumentali, per alleggerire ulteriormente il peso della tassazione sui proprietari. Soddisfatti per le novità in cantiere i rappresentanti di Pd e Forza Italia, decisi a perfezionare il provvedimento nei prossimi step parlamentari: “Sicuramente grazie a questi interventi si pagherà di meno, ha assicurato il sottosegretario Legnini, al quale ha fatto eco il relatore della proposta di modifica alla legge di stabilità, il democratico Santini, orgoglioso della “forte connotazione a favore dei redditi bassi” della manovra.

Il testo finale, al termine di questo confronto alle Camere, verrà votato in blocco senza possibilità di ritocchi aggiuntivi, per via della questione di fiducia posta dal governo Letta. Sul piede di guerra contro l’esecutivo di larghe intese, Lega Nord e Movimento 5 Stelle hanno confermato tutto il loro scetticismo rispetto al merito ma soprattutto al metodo di approvazione della legge di stabilità, considerata iniqua e passibile di bocciature da parte delle autorità sovranazionali.

A complicare il quadro, secondo alcuni esponenti dell’opposizione, potrebbero contribuire i vincoli assunti da Monti prima e da Letta poi in sede europea, col cosiddetto Fiscal Compact che richiederà l’anno prossimo una nuova pesante stretta ai conti statali, a tutto svantaggio della tanto agognata ripresa dell’economia nazionale e della tenuta sociale di un Paese ancora lontano dalla via d’uscita dal tunnel della crisi.

Altra incognita per la stabilità politico-istituzionale, il voto sulla decadenza dalla carica di senatore di Silvio Berlusconi: la probabile rottura tra il partito del Cavaliere e l’esecutivo, in conseguenza dell’estromissione dalla vita pubblica dell’ex premier e leader del centrodestra, a detta di molti analisti e addetti ai lavori, potrebbe avere conseguenze tutt’altro che irrilevanti sulla durata del governo in carica.

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