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Ius soli, Beppe Grillo: "Referendum popolare e discussione con l'UE prima di decidere"

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Tra le priorità del governo Letta, oltre Imu, Iva, cassa integrazione in deroga, emergenza lavoro ed altri temi di primo piano, nelle ultime settimane è avanzata con forza la proposta di mettere mano al diritto di cittadinanza. Si è fatta portavoce di questa esigenza il neoministro dell'Integrazione Cècile Kyenge, che per questo ed altri motivi è stata oggetto di aspre critiche, nonchè di veri e propri insulti razziali. Il dibattito sullo Ius soli, inquadrato come priorità dal ministro, ha raccolto pareri contrastanti.

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In sostanza, la locuzione latina "Ius soli" fa riferimento alla nascita sul "suolo", cioè sul territorio dello Stato e si contrappone in diritto allo "ius sanguinis", riferito invece alla discendenza: applicare lo Ius soli vorrebbe dire dichiarare cittadino italiano chi nasce sul territorio della penisola, a prescindere dalla cittadinanza posseduta dai genitori. Un provvedimento che permetterebbe di riconoscere come italiani tutti i figli degli immigrati che vivono in Italia, frequentano scuole italiane, studiano e lavorano nel nostro Paese, con tutto il corollario di diritti e doveri che ne consegue. Cècile Kyenge, cittadina modenese di origini congolesi, ha annunciato che porterà la questione all'attenzione del Parlamento, incassando perfino l'appoggio di un simbolo calcistico come Mario Balotelli, che si è detto disponibile a sposare la causa e fare da sponsor.

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E se lo Ius soli è stato un tema molto presente anche nella campagna elettorale di Pierluigi Bersani e l'ex alleato Sinistra ecologia e libertà ha già presentato alla Camera una proposta di legge per garantire la cittadinanza a chi nasce in Italia, lo stop è arrivato dal centrodestra ma anche da Beppe Grillo. Il leader del Movimento 5 Stelle è l'ultimo in ordine di tempo ad aver espresso un certo scetticismo. Lo ha fatto con un breve post sul suo blog, in cui spiega che il resto d'Europa non ha adottato lo Ius soli, "se non con alcune eccezioni estremamente regolamentate" e che questo diritto "è già un fatto acquisito" per chi nasce in Italia e vi risiede ininterrottamente fino ai 18 anni.

Il Movimento 5 Stelle non ha mai fatto mistero di non considerare una priorità alcune questioni attinenti i diritti civili e sociali, tra cui la questione della cittadinanza. Lo ribadisce Grillo sul suo blog, auspicando che un tema così complesso sia affrontato chiamando in causa i cittadini: "Chi vuole al compimento del 18simo anno di età può decidere di diventare cittadino italiano. Questa regola può naturalmente essere cambiata, ma solo attraverso un referendum nel quale si spiegano gli effetti di uno ius soli dalla nascita". La proposta del ministro Kyenge, spiega Grillo, "può cambiare nel tempo la geografia del Paese", per questo "non può essere lasciata a un gruppetto di parlamentari e di politici in campagna elettorale permanente". Infine, il leader 5 Stelle si riscopre europeista invitando a coinvolgere l'Unione europea nel dibattito: "Ancor prima del referendum, lo ius soli dovrebbe essere materia di discussione e di concertazione con gli Stati della UE. Chi entra in Italia, infatti, entra in Europa".

Dopo le aperture sul tema arrivate dalla Kyenge e dalla Presidente della Camera Laura Boldrini, che si è sempre occupata di diritti umani collaborando con l'Unhcr, ad avvertire sui possibili rischi di una legge del genere era stato anche il vicepresidente del Senato Pietro Grasso: "Starei attento a parlare di Ius soli perché il rischio è di vedere una gran quantità di donne venire in Italia a partorire solo per dare la cittadinanza ai propri figli" ha spiegato qualche giorno fa ai microfoni di Radio Anch'io. Secondo l'ex magistrato sarebbe preferibile ragionare in termini di uno Ius soli temperato dallo Ius culturae, ovvero "la possibilità di dare la cittadinanza a coloro che hanno imparato, seguito un corso professionale nel nostro paese, oppure che almeno un genitore soggiorni nel nostro paese da almeno cinque anni, che uno dei genitori sia nato nel nostro paese e vi soggiorni quando è nato il figlio".

E se la posizione della Lega Nord sulla cittadinanza ai figli degli immigrati e sulla legge Bossi-Fini in tema di immigrazione è ben nota, anche il Pdl si è affrettato a mettere dei paletti all'attività della neoministra Kyenge, richiamando tutti i membri del governo letta ad evitare proclami isolati su questioni non discusse collegialmente. Il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri ha espresso il timore che il dibattito possa "incrementare l'ingresso di clandestini nel nostro Paese nell’aspettativa di politiche di accoglienza indiscriminata" e ha invitato al governo a "intensificare i controlli, contrastare la clandestinità" e "intervenire in tutte le situazioni che richiedono maggior fermezza e vigilanza".

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