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James Foley decapitato dall'Isis: il video è autentico, il boia forse londinese. Obama: "Il mondo è inorridito"

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Il video che ritrae la barbara decapitazione del giornalista statunitense James Foley è autentico: la conferma sulle immagini che ritraggono l'esecuzione del 40enne freelance, rapito in Siria il 22 novembre 2012, è arrivata dall’intelligence Usa, che dopo aver analizzato il filmato ha "raggiunto il giudizio che si tratta di un video autentico", ha dichiarato la portavoce del Consiglio nazionale per la Sicurezza della Casa Bianca, Caitlin Hayden.

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Lo Stato Islamico ha diffuso il video come atto di sfida nei confronti degli Stati Uniti: la campagna di terrore dell'Isis ora si rivolge direttamente agli americani e lo fa con le immagini della decapitazione di Foley, esperto reporter di guerra finito nelle mani dei jihadisti che ormai controllano gran parte del territorio iracheno e di quello siriano.

Attenzione: immagini che potrebbero impressionare.

Nel video James Foley è vestito con una tuta arancione come i detenuti di Guantanamo e pronuncia un ultimo messaggio prima che uno jihadista dal volto coperto gli tagli la gola: il video di 4 minuti e mezzo, intitolato "Messaggio all’America", contiene le immagini del presidente degli Stati Uniti mentre annuncia i raid aerei in Iraq, che hanno portato gli Usa "su una superficie scivolosa verso un nuovo fronte di guerra contro i musulmani. Qualsiasi tuo tentativo, Obama, di negare le libertà e la sicurezza ai musulmani sotto il califfato islamico porterà alla carneficina della tua gente". L'uccisione del reporter è la risposta all'intervento armato americano che apre una nuova fase della strategia terroristica dell'Isis. Nel filmato viene minacciato anche un altro giornalista, Steven Joel Sotloff, a sua volta rapito in Siria: "La sua vita dipende dalle tue decisioni Obama", dice il terrorista.

"Il mondo è inorridito" di fronte alla barbarie dell'Isisi, ha esordito il presidente degli Usa Barack Obama di fronte ai giornalisti in un breve dichiarazione. Un discorso da Comandante in Capo delle forze armate americane, per ribadire che "l'Isis non parla di religione", visto che rivolge le sue violenze anche contro gli stessi musulmani, oltre a perseguitare i cristiani. I miliziani "dichiarano la loro ambizione di commettere un genocidio contro un antico popolo - ha detto Obama - le loro vittime sono in massima parte musulmani e nessuna fede insegna alla gente a massacrare gli innocenti". Di fronte al messaggio di guerra lanciato dall'Isis non ci sarà nessun passo indietro: "Quando viene fatto del male a degli americani ovunque nel mondo, noi facciamo tutto il necessario per far sì che venga fatta giustizia". Presto il Pentagono potrebbe inviare un numero limitato di truppe addizionali in Iraq, come rivelano i media americani citando fonti dell'amministrazione, "meno di 300 soldati" che andrebbero a rafforzare la sicurezza intorno alla capitale Baghdad.

Intanto il premier britannico David Cameron conferma le prime impressioni sull'esecutore: appare "sempre più probabile" che l'attentatore di Foley sia un cittadino del Regno Unito, forse londinese, considerando il suo accento marcatamente britannico. "Una cosa scioccante" l'ha definita il primo ministro, che ha interrotto le vacanze per tornare a Londra. Secondo il Guardian online il boia potrebbe essere il leader di una cellula di combattenti britannici impegnati in Siria a trattenere stranieri in ostaggio. "Purtroppo sappiamo che fin troppi britannici sono andati in Siria e in Iraq coinvolti in atti di estremismo e violenza - ha aggiunto Cameron - Quello che dobbiamo fare è incrementare gli sforzi per fermarli".

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