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Jobs Act, il piano lavoro di Renzi: cosa cambia per contratti a termine, sussidio universale e apprendistato

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Il Jobs Act di Matteo Renzi è il provvedimento più atteso del nuovo governo: il piano è stato annunciato già all'indomani della vittoria alle primarie, diventato bandiera del nuovo corso dell'esecutivo dopo la staffetta imposta a Letta e poi presentato (ma solo a grandi linee) nella conferenza stampa che ha annunciato il taglio dell’Irpef per i lavoratori a basso reddito e la riduzione dell'Irap alle imprese.

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Ma cosa contiene nello specifico il Jobs Act di Matteo Renzi? L'ambizione è quella di rappresentare una vera e propria riforma del lavoro, che superi la contestata legge Fornero, espanda le garanzie anche a chi è attualmente sprovvisto di tutele e semplifichi la giungla di tipologie contrattuali esistente. Il tutto nel segno della flessibilità, ma anche nell'ottica di incentivare investimenti delle imprese per la creazione di nuovi posti di lavoro.

Il quotidiano La Stampa e l'agenzia Reuters hanno provato a descrivere i punti principali del piano targato Renzi anticipato in conferenza stampa a Palazzo Chigi dal ministro del Lavoro Giuliano Paoletti, piano le cui misure saranno contenute nel Legge delega sul lavoro: i tempi dunque saranno abbastanza lunghi, circa sei mesi, anche se le prime misure di semplificazione dei contratti a termine e dell'apprendistato saranno approvate attraverso un decreto legge. Per tutto il resto bisognerà aspettare la conversione in legge dal Parlamento.

Il Decreto legge conterrà misure sui contratti a termine, che potranno essere essere estesi fino ad un massimo di tre anni senza l'obbligo di indicare la causalità, cioè la ragione alla base del rinnovo: la durata del primo rapporto di lavoro a tempo determinato verrà quindi elevata da 12 a 36 mesi. Eliminato l'obbligo di pausa tra un contratto e l'altro che tanto ha penalizzato lavoratori e imprese. Per la singola azienda la percentuale di lavoratori con contratto a termine deve essere al massimo del 20% sul totale dei dipendenti.

Sempre per decreto saranno introdotte le semplificazioni per l'accesso all'apprendistato, superando l’obbligo di confermare i precedenti apprendisti prima di assumerne di nuovi. La retribuzione, per la fase di formazione, dovrà corrispondere al 35% di quella del livello contrattuale di inquadramento. Nell'ottica della semplificazione si inserisce anche la smaterializzazione del Durc (Documento unico regolarità contributiva), con ulteriore snellimento delle procedure burocratiche per le imprese.

Tra i provvedimenti che saranno presentati nella Legge delega, invece, il più importante riguarda l'introduzione di un sistema di ammortizzatori sociali universale, valido per tutti i disoccupati in base ai contributi versati: il sussidio assorbirà Aspi (estesa ai co.co.co) e mini Aspi e sarà "graduato in ragione del tempo in cui la persona ha lavorato". La cassa integrazione in deroga andrà verso l’esaurimento, mentre è prevista una modifica dei criteri contributivi da parte delle aziende che ricorrano a cig ordinaria e straordinaria, introducendo un "meccanismo premiante". Inoltre si andrà verso l'eliminazione dello stato di disoccupazione come requisito per poter accedere a prestazioni di assistenziali.

Sempre nella Legge delega si punterà alla semplificazione delle forme contrattuali, con un riordino delle circa 40 esistenti attraverso la redazione di un testo organico. Prevista anche l'introduzione sperimentale di ulteriori tipologie nello specifico "volte a favorire l’inserimento nel mondo del lavoro, con tutele crescenti" ed eventualmente della sperimentazione del compenso orario minimo, in accordo con le parti sociali. Particolare attenzione al tema della genitorialità e all'esigenza di conciliare famiglia e lavoro con l'introduzione universale dell'indennità di maternità e il diritto per le lavoratrici madri parasubordinate ad avere assistenza anche qualora non vi sia versamento dii contributi da parte del datore di lavoro.

Infine, a garanzia dei giovani, il governo prevede lo stanziamento biennale di 1,5 miliardi della Youth Guarantee a partire dal prossimo 1° maggio, misura studiata per consentire a circa 900mila persone tra 18 e 29 anni di trovare un lavoro o proseguire gli studi entro 4 mesi dal conseguimento del titolo di studio.

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