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Jorge Videla, morto l'ex dittatore argentino: stava scontando due ergastoli

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E' morto l'ex dittatore argentino Jorge Rafael Videla, 87 anni, mentre si trovava nel carcere di Marcos Paz, vicino a Buenos Aires, detenuto per le atrocità commesse durante il suo regime. Videla si è spento alle 6:30 di venerdì, ora locale: si era sentito male già giovedì sera ed era stato ricoverato d'urgenza in un ospedale della capitale, come ha spiegato Cecilia Pando, la moglie di uno dei militari della junta e nota attivista in favore dei golpisti. La morte sarebbe avvenuta seremente, nel sonno.

Nato a Mercedes, in provincia di Buenos Aires, il 2 agosto 1925, alla guida della junta militare come Comandante in capo dell'esercito, Videla prese il potere con un golpe ai danni della presidente Isabel Peron il 24 marzo del 1976. Rimase in carica fino al 1983. La sua è stata una delle dittature più sanguinarie della storia: circa 30.000 persone sparirono (i cosiddetti desaparecidos) o furono torturate durante il suo regime, che abolì in pochi mesi le libertà sindacali e civili e diede la caccia ai dissidenti.

Lo stesso Videla ammise di essere responsabile della morte di almeno 7.000 persone. Molti dissidenti, dopo lunghi periodi di detenzione e tortura, furono buttati in mare da aerei in volo nei cosiddetti voli della morte: i prigionieri ogni mercoledì venivano imbarcati su dei cargo a Buenos Aires e dopo qualche ora di volo, legati e narcotizzati prima di essere gettati in mare. Almeno 789 persone sono morte in questo modo: il processo per la loro morte è iniziato solo lo scorso dicembre.

Quando la democrazia fu ripristinata in Argentina, nel 1983, i membri della junta furono processati e condannati per genocidio. Contro Videla furono istruiti diversi procedimenti, alcuni ancora aperti. Condannato a due ergastoli per la sanguinosa repressione avvenuta durante i cinque anni del suo regime, Videla era stato condannato anche per il cosiddetto "furto di neonati", decine o forse centinaia di bambini nati durante la prigionia e la tortura delle donne, poi dati in adozione a famiglie di militari. In carcere Videla stava scontando anche una condanna a 50 anni per crimini contro l'umanità, per l'assassinio e la tortura di 30.000 persone, molte delle quali sono ancora oggi ufficialmente "scomparse", svanite nel nulla.

Di recente, con l'elezione di Papa Francesco, il nome di Videla era tornato all'onore delle cronache: Jorge Mario Bergoglio, ex arcivescovo di Buenos Aires, era stato accusato di una certa vicinanza al dittatore. Era spunata anche una foto, scovata da Michale Moore, che sembrava ritrarre il Papa accanto a Videla, poi rivelatasi un falso. Accusato in un libro di connivenze con Videla, Bergoglio all'epoca della dittatura un semplice sacerdote gesuita: nel 2010 testimoniò contro i dittatori nel processo sull'Esma, la Scuola superiore di meccanica della marina che era uno dei principali centri di tortura di Videla. Bergoglio ha raccontato di aver incontrato Videla e il capo della Marina Emilio Massera solo per chiedere la liberazione di due frati gesuiti rapiti.

La leader delle Madri di Plaza de Mayo, l'associazione delle donne che hanno perso figli e nipoti durante la dittatura, ha commentato così la morte di Videla all'emittente radiofonica Continental Estela de Carlotto: "Un essere spregevole ha lasciato questo mondo. Ha rivendicato tutti i suoi delitti e non si è mai pentito dei crimini commessi".

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