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Julian Assange pronto a lasciare l'ambasciata dell'Ecuador a Londra per problemi al cuore

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Sembra giunto al capolinea l’esilio di Julian Assange, 43enne attivista australiano e fondatore di Wikileaks, all’interno dell’ambasciata dell’Ecuador a Londra.

Il fondatore di Wikileaks Julian Assange "modello" alla London Fashion Week 2014

L’esperto informatico, protagonista delle scottanti rivelazioni su file segreti della diplomazia americana, sarebbe stato spinto secondo autorevoli fonti giornalistiche inglesi a consegnarsi alla giustizia da problemi di salute, legati ad una sofferenza cardiaca piuttosto seria.

In una conferenza stampa tenuta in mattinata per fare chiarezza sulle proprie condizioni ma anche sulle voci riguardanti una possibile resa incondizionata di fronte alle autorità, il grande accusatore della politica estera degli Usa è tornato a parlare di questioni internazionali non senza far riferimento alle indagini “aggressive” sul suo conto in America.

L’esigenza di ricoverarsi in ospedale per accertamenti e cure specialistiche, hanno spiegato oggi i media britannici, potrebbe prima o poi costringere l’ospite dell’ambasciata ecuadoregna ad alzare bandiera bianca, facendosi arrestare per accedere al trattamento ospedaliero richiesto dalla patologia in corso.

(Julian Assange torna ad accusare gli Usa ma ammette di aver bisogno di cure: video)

Per adesso, comunque, questa eventualità è stata respinta a chiare lettere dal diretto interessato, dimostratosi determinato a difendere le proprie ragioni fino in fondo, anche se non più sicuro di poter resistere all’infinito dentro i locali diplomatici dello stato dell’Ecuador in Inghilterra dove ha trovato rifugio da due anni a questa parte.

Ricercato dalla magistratura svedese sulla base di accuse relative a presunti delitti a sfondo sessuale compiuti (stando alle tesi degli inquirenti) alcuni anni fa, Julian Assange rischia di finire in carcere il giorno dopo dell’uscita dall’ambasciata.

Il fondato timore del creatore di Wikileaks, divenuto nemico pubblico degli States a causa della pubblicazione di documenti riservati del Dipartimento di Stato e di altri files dal contenuto politicamente pesante, riguarda la “promessa” delle autorità americane di far pagare al giornalista un prezzo salato per le sue rivelazioni.

Difficile pensare che, una volta superati almeno in parte i problemi di salute del "ricercato", le democrazie occidentali e gli Stati Uniti in primis lascino scampo all’informatico australiano.

Pubblicato da Marco Franco - Profilo Google+ - Leggi più articoli di Marco Franco

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