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La Campania come il Lazio: indagine su fondi pubblici a consiglieri regionali

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Quando si parla di sprechi e ruberie della Casta, tutto il mondo è paese. Tant'è che nel pieno dello scandalo giudiziario che ha investito la Regione Lazio in merito alla spartizione dei fondi pubblici tra i consiglieri Pdl, cominciano a tremare anche i vertici di altra Regioni. Oggi è toccato alla Campania: la Guardia di Finanza si è presentata al Centro direzionale di Napoli, al portone della sede del Consiglio regionale, in seguito ad un’iniziativa disposta dalla Procura di Napoli che ha aperto un fascicolo per l'ipotesi di peculato. Una visita certamente non inattesa se, come riporta un cronista di Repubblica, il funzionario che ha aperto ai militari ha detto loro: "Vi stavamo aspettando".

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Anche in Campania si indaga dunque su ipotesi di sperpero di denaro pubblico e sull’eventualità che attraverso bilanci poco trasparenti alcuni consiglieri avrebbero intascato a vario titolo soldi destinati ai partiti: gli agenti delle Fiamme Gialle hanno prelevato scatoloni di documenti, atti e ricevute, e soprattutto i bilanci regionali con le specifiche sulla ripartizione dei fondi tra i gruppi e la relazione della Presidenza del Consiglio sulle modalità di rendicontazione.

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Dopo la regione Lazio, finita sotto inchiesta per le spese disinvolte dei fondi pubblici, anche la Campania guidata da Stefano Caldoro (Pdl) potrebbe ritrovarsi al centro di una bufera giudiziaria: secondo i primi accertamenti, i soldi destinati ai gruppi consiliari finivano ai singoli esponenti dell’assemblea attraverso bonifici. Destinazione d’uso, non meglio precisate spese di rappresentanza: anche qui l’ipotesi è che siano stati utilizzati per pagare cene, viaggi e benefit di varia natura, magari mascherati nelle voci di "consulenza" o generici costi dell’attività politica, per un ammontare che si aggira intorno ai sei milioni l’anno.

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L’indagine sui conti dei consiglieri campani nasce dalla costola di un’altra inchiesta in corso su reati di pubblica amministrazione, grazie ad una serie di intercettazioni: specifici accertamenti sono in corso per verificare se ci sia denaro effettivamente transitato sui conti di singoli consiglieri e come sia stato eventualmente speso. Il presidente Caldoro si è subito affrettato ad esprimere massimo sostegno alle autorità giudiziarie, rivendicando l’inaugurazione di un processo di trasparenza nella gestione conti regionali: "I dati che già ha fornito il presidente del Consiglio regionale dimostrano che, per la prima volta dalla costituzione della Regione Campania, è stata avviata una concreta opera di risanamento dei conti e di forte riduzione dei costi - ha dichiarato Cadoro in seguito agli accertamenti avviati dalla Procura - Abbiamo garantito risanamento e rigore. Una attività che non ha precedenti e che interessa tutti i comparti della Regione (…) Un percorso iniziato due anni fa e che quest'anno, solo per la parte relativa al Consiglio, ha portato il bilancio da oltre 83 milioni a 69 milioni".

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Nello stesso giorno in cui Renata Polverini decide di restare alla guida della Regione Lazio, forte dell’approvazione in Consiglio del suo programma di spending review, le Regioni, da Nord a Sud, continuano ad essere sotto la lente di ingrandimento: i giornalisti del Fatto Quotidiano hanno provato a chiedere ai consiglieri della Lombardia le fatture delle loro spese con i fondi in dotazione al gruppo di appartenenza. Dal Pirellone, Pd, Pdl e Lega hanno opposto un netto rifiuto, con le scuse più diverse: "Non mostriamo fatture, è una questione di privacy" è stata la risposta più diffusa, ma qualcuno ha anche azzardato un sonoro "Sono c**** nostri".

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