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La Francia chiude le frontiere, l'ira dell'Italia

Nel batti e ribatti tra Italia e Francia per la gestione dei profughi in arrivo dall'Africa, ieri si è passati alle vie di fatto, con i francesi che hanno chiuso a partire dalle 12 la frontiera di Mentone e impedito il passaggio a tutti i treni provenienti dal Belpaese. Un provvedimento che ha comportato molti disagi per i viaggiatori, che sono stati costretti a scendere a Ventimiglia in attesa di conoscere l'evolversi della situazione.

Lo scontro Italia-Francia sui profughi: tutta la querelle

Le autorità francesi hanno giustificato la decisione adducendo "ragioni di ordine pubblico" legate alla presenza di numerosi giovani dei centri sociali e attivisti pacifisti che, insieme ai profughi, hanno occupato i binari. Peccato però che i promotori della protesta siano arrivati con il "Treno della dignità" alle 12.30, cioè mezz'ora dopo la comunicazione della chiusura del valico. Una situazione che si è risolta intorno alle 18 quando i manifestanti, grazie alla mediazione di Stefano Zerbone della Croce Rossa, hanno trovato un accordo con le forze dell'ordine che garantiva che tutti i 150 migranti presenti fossero ospitati per la notte fino all'eventuale partenza di oggi.

L'episodio ha però provocato un vero e proprio incidente diplomatico. Dopo che il lasciapassare rilasciato dalle autorità italiane anche ai profughi senza passaporto sembrava essere stato accettato dalla Francia e dalla polizia frontaliera che, nella giornata di ieri, aveva consentito ai rifugiati di attraversare il confine transalpino, l'inaspettato e repentino irrigidimento di tarda mattinata e la chiusura del valico di Mentone hanno fatto infuriare il Ministro degli Esteri Franco Frattini che, come si legge nella nota ufficiale della Farnesina, ha dato "immediate istruzioni all'ambasciatore d'Italia a Parigi di svolgere un passo diplomatico presso le autorità francesi per esprimere la ferma protesta del governo italiano e per chiedere chiarimenti per le misure che appaiono illegittime e in chiara violazione con i generali principi europei". E non solo: "è stato altresì sollecitato il Consolato a Nizza per attivare contatti immediati con le Autorità locali e ottenere chiarimenti al riguardo".

Insomma, un vero e proprio caso di stato che però la Francia ha subito cercato di minimizzare: "non c'è alcun cambiamento nella politica per l'immigrazione rispetto all'incontro che c'è stato dieci giorni fa, a Milano, tra il ministro dell'Interno, Roberto Maroni e il collega francese. Ma i manifestanti non avevano richiesto la necessaria autorizzazione alla prefettura di Nizza. Non credo, comunque, che il blocco dei treni duri a lungo" ha spiegato Claude Gueant del Ministero dell'Interno di Parigi, facendo riferimento al tentativo messo in atto dai manifestanti di raggiungere in corteo la frontiera per accompagnare gli immigrati fino a Marsiglia, dove erano attesi da altri attivisti francesi. Un tentativo che, comunque, era già stato bloccato sul nascere dalla polizia italiana, schierata in assetto antisommossa a Ventimiglia.

Nonostante in serata il traffico ferroviaro sia ripreso normalmente, con anche numerosi profughi sui treni che sono poi transitati dal confine di Mentone, il gesto della Francia ha segnato un precedente che il nostro Ministero degli Esteri non vuole lasciare passare sotto silenzio e sul quale esige spiegazioni più convincenti di quelle date nella giornata di ieri. Un atteggiamento di chiusura al quale si contrappone quello della Romania che, dopo l'appello dell'Italia agli altri paesi membri dell'Unione per gestire la delicata situazione dei profughi, si è offerta di accogliere 200 migranti tunisini.

Foto: ansa.it

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