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La Gelmini e il suo esame per diventare avvocato

In un articolo pubblicato sul corriere.it il giornalista Gian Antonio Stella ripercorre l'iter che ha portato il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini a diventare avvocato. La notizia, che tante polemiche ha suscitato, è apparsa sulla rubrica di Flavia Amabile su laStampa.it.

E' noto, infatti, come negli anni Novanta i candidati decidessero di affrontare l'ostico esame in alcune sedi del Meridione dove le possibilità di conquistare l'ambito titolo si alzavano notevolmente.

Ma proprio poco prima che toccasse alla Gelmini cimentarsi nella dura prova, viene aperta un'inchiesta della magistratura e il governo in carica al momento, quello Berlusconi, interviene riformando il sistema di svolgimento delle prove. Così nel 2003 viene attuata una riforma in base alla quale si stabilisce che gli esami vengano giudicati estraendo a sorte le commissioni.

A Flavia Amabile il ministro ha spiegato: "La mia famiglia non poteva permettersi di mantenermi troppo a lungo agli studi, mio padre era un agricoltore. Dovevo iniziare a lavorare e quindi dovevo superare l'esame per ottenere l'abilitazione alla professione. La sensazione era che esistesse un tetto del 30 per cento che comprendeva i figli di avvocati e altri pochi fortunati che riuscivano ogni anno a superare l'esame. Per gli altri, nulla. C'era una logica di casta, per fortuna poi modificata perché il sistema è stato completamente rivisto. Così insieme con altri 30-40 amici molto demotivati da questa situazione, abbiamo deciso di andare a fare l'esame a Reggio Calabria".

Al termine del suo articolo Stella si chiede: "Da oggi, dopo la scoperta che il minisro si è infilata tra i furbetti che cercavano l'esame facile, le sarà però un po' più difficile invocare il ripristino del merito, della severità, dell'importanza educativa di una scuola che sappia farsi rispettare. Tutte battaglie giuste. Giustissime. Ma anche chi condivide le scelte sul grembiule, sul sette in condotta, sull'imposizione dell'educazione civica e perfino sulla necessità di mettere mano con coraggio alla scuola a partire da quella meridionale, non può che chiedersi: non sarebbero battaglie meno difficili se perfino chi le ingaggia non avesse cercato la scorciatoia facile?".

 (foto © LaPresse)

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