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La guerra dei vent'anni: Berlusconi in tv racconta il processo Ruby

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Alla vigilia della requisitoria di Ilda Boccassini al processo Ruby e un giorno dopo la manifestazione di Brescia contro i "giudici politicizzati", Silvio Berlusconi gioca la sua ultima carta nell'ambito del procedimento che lo vede indagato per concussione (per coprire il reato di prostituzione minorile) e lo fa scegliendo la ribalta televisiva dell'ammiraglia delle sue reti Mediaset, Canale 5, per mandare in onda una trasmissione del significativo titolo La guerra dei vent'anni - Ruby, ultimo atto.

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In tv a partire dalle 21.15, il programma ha ripercorso le vicende del processo di Milano a modo di inchiesta giornalistica, peccato però, come immediatamente sottolineato dal popolo di Twitter, che si sia trattato di una ricostruzione inficiata da una palese viziosità: "+++ ANDREA PAMPARANA: Il GIORNALISMO AL TEMPO DELL'IBAN +++", ha twittato infatti @FedericoTaddia, accusando apertamente l'attuale vicedirettore del TG5.

A far gridare allo scandalo la rete, la scelta di mandare in onda una trasmissione dal punto di vista (esclusivo) di Berlusconi, con interviste dove il Cavaliere per la prima volta ha parlato pubblicamente delle "cene eleganti" di Arcore e Ruby Rubacuori - al secolo Karima El Mahroug - ha invece interpretato di nuovo la parte dell'ingenua, della ragazza che quando era in compagnia, "a prendere un aperitivo", si vantava dicendo "nomi di gente mai vista in vita mia, così, per darmi delle arie, per darmi un tono", negando al contempo di essere una prostituta. "Ho cercato di dirlo a loro (i magistrati, ndr) che non lo avevo mai fatto, ma il loro unico interesse era dimostrare quello e, come immediata consegenza, che avevo anche avuto rapporti sessuali con Berlusconi", chiosa la giovane marocchina.

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Insomma, una trasmissione fatta per ribadire per l'ennesima volta la buona fede del Cavaliere e l'accanimento giudiziario perpetrato nei suoi confronti dalle cosiddette "toghe rosse", in quella che è stata per l'appunto definita La guerra dei vent'anni: vent'anni di accuse e processi contro un uomo la cui unica colpa è stata quella di scendere in politica e contrastare (e vincere) l'egemonia della sinistra. "Ok non sono un moralista. Odio l'antiberlusconismo travaglista e militonto. Ma #laguerradei20anni su Canale 5 neanche in Zimbabwe #poverinoi", sintetizza efficacemente @BorisSollazzo.

Eppure @frondolino nota: "#LaGuerradei20anni è un programma di informazione politica come tutti gli altri, solo di diversa opinione. Si può guardare o cambiare canale" e @grepaolini commenta: "Studiatevi bene #laguerradei20anni. Per ogni ironia di twittarolo ci sono dieci italiani che penseranno ah però, in fondo, tutto sommato". Perché in effetti l'intenzione è proprio quella: giocare sul grande equivoco della faziosità per proporre una trasmissione con i crismi dell'inchiesta, a partire dal coinvolgimento dei protagonisti principali - intervistati in esclusiva - per arrivare infine alle immagini inedite dei 'luoghi del bunga bunga', ovvero la sala da pranzo, quella della musica e il cinema di Villa San Martino.

Con la lunga tavola elegantemente apparecchiata e Berlusconi che racconta: "A quelle cene semplicemente si mangiava, io ero al centro del tavolo e parlavo di tutto, dando il via alle conversazioni, sfogavo la mia voglia di battute e mi piaceva cantare delle canzoni", spiegando che "si era creata una sorta di compagnia, di club, che pretendeva di trovarsi una volta ogni 15 giorni per passare una grande serata di svago" e che "non succedeva nulla che potesse essere sconveniente o imbarazzante, questa è la pura e assoluta realtà", l'idea dell'immaginario pubblico di lussuriosi quanto sfrenati lupanari scricchiola rumorosamente, così come vacilla davanti alle sedioline color crema del cinema e alla tavernetta-sala della musica con la consolle del dj di fianco alle bandiere di Forza Italia.

Perché il dubbio alla fine è sempre quello: ciò che viene mostrato dalla tv e dai giornali e ciò che davvero è? L'incertezza esiste in un senso e nell'altro e allora perché non alimentarla? Andare oltre le apparenze - di nuovo, in un senso e nell'altro - è volontà e privilegio di pochi, per cui l'informazione dei media, di qualunque tipo essa sia, resta per la maggior parte dell'utenza l'unico canale esistente. E dunque eccola qui. In attesa di conoscere il verdetto del Tribunale di Milano che, già si sa, in un senso e nell'altro farà comunque discutere.

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