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La 'ndrangheta organizza brogli elettorali all'estero

La procura della Repubblica di Reggio Calabria sta conducendo un'inchiesta su presunti brogli nel voto degli italiani in America Latina organizzati, pare, dalla cosca Piromalli di Gioia Tauro. Nell'inchiesta sono coinvolti un imprenditore siciliano, Aldo Miccichè (da tempo residente all'estero), ed un parlamentare in carica siciliano, candidato nelle prossime elezioni di cui non si conosce l'identità, nè la coalizione politica d'appartenenza. Il tentativo d'inquinamento del voto sarebbe consistito nel far risultare come votate circa 50 mila schede bianche. La notizia, pubblicata da alcuni giornali, è stata confermata dal procuratore della Repubblica facente funzioni, Francesco Scuderi, che non ha inteso, però fornire ulteriori particolari.

"Il momento, visto che siamo ad appena due giorni dal voto - ha detto Scuderi - è delicatissimo, anche perchè negli articoli riportati sui giornali ci sono molti dettagli che avrebbero dovuto rimanere riservati, e sarebbe irresponsabile da parte nostra in questo momento rivelare ulteriori particolari. Dopo il voto - ha aggiunto Scuderi - potremo fornire qualche notizia in più. Al momento non è il caso di dire alcunchè". Nei giorni scorsi lo stesso Scuderi ed il pm della Dda Roberto Di Palma, titolare dell'inchiesta, avevano incontrato il ministro dell'Interno Giuliano Amato per informarlo sulle risultanze dell'inchiesta.

Il ministro Amato aveva dichiarato: "Mi sono arrivate segnalazioni di tentativi di brogli del voto all'estero per cui da parte nostra l'attenzione è massima". L'inchiesta da cui sarebbero emersi i brogli è partita dalle intercettazioni di colloqui tra alcuni esponenti della cosca Piromalli detenuti in cui si faceva riferimento al voto all'estero. Nei dialoghi, in particolare, si parlava di una richiesta d'interessamento da parte della cosca all'andamento e all'esito del voto.

Aggiornamento: I consolati italiani all'estero sono stati sensibilizzati sulla necessità di vigilare per evitare ogni possibilità di brogli nella fase di raccolta e di spedizione nel nostro Paese dei plichi contenenti le schede del voto per corrispondenza. Lo ha sottolineato poco fa il ministro dell'Interno Giuliano Amato, riferendosi alle notizie di stampa riguardanti "i sentori di possibili brogli all'estero", per altro a lui stesso rappresentanti «da una comunicazione della Procura di Reggio Calabria. Per quanto mi riguarda -ha aggiunto- è una materia coperta da segreto istruttorio e non sarò certo io a violarlo". Dopo aver ricevuto notizie a questo riguardo, Amato ha "attivato il ministero degli Esteri" e la Farnesina ha a sua volta "provveduto nelle sue responsabilità di guida dei consolati, a richiamare la necessità di una particolare attenzione". "Il mio augurio -ha proseguito Amato- è che i consoli si siano tenuti sempre i plichi sotto il letto ed abbiano continuato a tenerli d'occhio ai fini del trasferimento in Italia". "Sapere che ci sono persone che scambiano denaro con voti non è di grande soddisfazione per chi crede nella democrazia, ma ritengo -ha aggiunto Amato- che le misure adottate dal ministero degli Esteri possano aver prevenuto il danno".

Per mettere in atto i brogli sarebbero stati mobilitati alcuni consoli onorari incaricati di verificare che si realizzasse il meccanismo di manipolazione del voto facendo risultare, come detto, come votate migliaia di schede bianche. Per mettere in atto i brogli il partito del parlamentare siciliano coinvolto nell'inchiesta avrebbe stanziato duecentomila euro destinati a chi avrebbe dovuto controllare la regolarità delle operazioni elettorali. La cosca Piromalli, alla quale sarebbe collegato l'imprenditore Aldo Miccichè, ha importanti collegamenti in America Latina, dove gestisce i propri affari illeciti attraverso suoi emissari che risiedono da tempo nel continente sudamericano.

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