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La Russa: "Esercito in squadre miste di pubblica sicurezza"

Il ministro dell'Interno Roberto Maroni e il collega alla Difesa Ignazio La Russa hanno trovato un'intesa per inserire nel decreto legge sulla sicurezza un emendamento che prevede l'impiego di militari in squadre miste di pubblica sicurezza. Lo aveva annunciato venerdì lo stesso La Russa, a Bruxelles per partecipare al Consiglio Atlantico della Nato. "Abbiamo discusso molto - aveva detto- e ora abbiamo preparato un emendamento a 4 mani, io e Maroni, annunciato al Consiglio dei Ministri. Il ministro dell'Interno, se lo vorrà, potrà avere a disposizione 2.500 militari. I soldati potranno essere utilizzati per il pattugliamento e la perlustrazione delle metropoli e delle aree circostanti, e avranno qualifica di agenti di pubblica sicurezza, operando insieme ad agenti di polizia e Carabinieri".

A chi critica tale decisione (vedi sotto) il ministro della Difesa oggi replica così: "Con 2.500 soldati non si militarizza un bel nulla. Scandalizzarsi per questo impiego è un riflesso ideologico che scatta quando si discute di sicurezza. Se vediamo militari che si occupano dell'immondizia in Campania tutto bene. Se si parla di sicurezza, invece, c'è una levata di scudi: e io credo che questi siano compiti possibili per le forze armate".

I "contrari" all'emendamento:

Roberto Calderoli, ministro per la Semplificazione normativa: "Non sono entusiasta di utilizzare l'esercito nelle città per garantire l'ordine pubblico, ma quando ci si trova, in conseguenza dell'irresponsabile azione di Governo di chi ti ha preceduto, di fronte a città trasformate in Bronx e con le forze dell'ordine private anche del carburante per i mezzi con cui dovrebbero muoversi e pattugliare allora bisogna fare di necessità virtù e anche l'esercito può fare la sua parte. Del resto oggi il nostro fine è quello della sicurezza e il fine giustifica i mezzi, ma questa iniziativa ovviamente non può che essere transitoria...".

Walter Veltroni: "La decisione del governo di usare l'esercito nelle città italiane è sbagliata. Il tema della sicurezza è questione troppo delicata per essere affrontata solamente con annunci ad effetto che tra l'altro danno un'immagine catastrofica del paese contribuendo a mortificare l'ottimo lavoro svolto dalle forze dell'ordine". "La questione fondamentale è garantire la certezza della pena assicurando, nel contempo, alle stesse forze dell'ordine - conclude - gli strumenti e le risorse necessarie per svolgere al meglio la loro preziosa opera in difesa dei cittadini".

Antonio Di Pietro: "Le forze armate per controllare il territorio delle città si usano ultimamente solo in Colombia contro il terrorismo e contro l'insurrezione armata". "Vorremmo che le forze armate fossero utilizzate per difendere lo Stato dalle aggressioni esterne e che l'ordine pubblico possa essere assicurato dalle forze di polizia. Quindi serve un grande lavoro di recupero delle forze di polizia, che attualmente sono impegnate in tante altre attività. Semmai si può pensare all'aumento di poteri e doveri delle forze di polizia municipale". "L'idv - ha concluso Di Pietro - rispetta le forze amate e questa idea di militarizzare le città dà una tale idea di insicurezza che ancora di più allontanerà il turismo ed il mondo economico estero dal nostro Paese".

Pier Ferdinando Casini: "È uno spot del governo, un effetto speciale". "I militari stanno simpatici anche a noi - aggiunge intervistato dal TG3 - ma ci sono circa 150 mila poliziotti e si aggiungono 2.500 uomini delle Forze armate: la sproporzione delle cifre la dice lunga...". E ad Antonio Di Pietro che parla di situazione sudamericana, Casini replica: "non evochiamo situazioni che non c'entrano niente con l'Italia".

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