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Lavitola, estorsione a Berlusconi con minacce

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"Torno e ti spacco il culo". Così avrebbe scritto Valter Lavitola sotto la fotocopia del biglietto aereo per il ritorno in Italia inviata a Silvio Berlusconi via mail (o fax). A raccontarlo è stata la sorella del faccendiere, Maria Lavitola, e la sua deposizione è stata avvalorata dalla testimonianza di Gennaro Fredella, uno degli avvocati del direttore del quotidiano L'Avanti!. Lavitola voleva 5 milioni di euro per tacere e per convincere l'ex premier a darglieli gli ha scritto una lettera dai contenuti vagamente ricattatori, facendola poi seguire dall'inequivocabile minaccia.

Valter Lavitola entra in carcere a Poggioreale

La ricostruzione è stata confermata dal ritrovamento da parte degli inquirenti di una copia della missiva (con tanto di indicazione della versione da dare in caso di interrogatorio) e i magistrati di Napoli hanno così deciso di spiccare nei confronti del faccendiere, che si trova in carcere a Poggioreale, una nuova ordinanza per il reato di estorsione nei confronti di Berlusconi. Nell'ambito della medesima operazione, è stato arrestato anche Carmelo Pintabona del Pdl, con l'accusa di aver fatto da intermediario nella consegna della lettera e di aver aiutato il faccendiere durante la latitanza in Argentina.

Tutto ha avuto inizio quando Fredella ha convocato Maria Lavitola dopo essere venuto a conoscenza della missiva ricattatoria inviata dal suo assistito: "l'avvocato mi disse che mio fratello aveva spedito una mail o un fax all'onorevole Berlusconi con il quale mostrava il biglietto aereo di rientro in Italia con sotto scritto: 'Torno e ti spacco il culo'", ha fatto mettere a verbale la sorella del faccendiere, aggiungendo che il legale "era molto contrariato e mi disse che mio fratello era veramente pazzo e lui non sapeva che cosa fare".

Chiamato dagli inquirenti per verificare la veridicità dei fatti, Fredella ha confermato tutto, spiegando che un altro difensore di Lavitola, Eleonora Moiraghi, era d'accordo con uno degli avvocati di Berlusconi, Alessandro Sammarco, per convincere il faccendiere a rendere falsa testimonianza ai pm Vincenzo Piscitelli, Henry John Woodcock e Francesco Curcio. "La salvezza di Valter Lavitola è la salvezza del mio cliente" avrebbe detto Sammarco, che per questo ora è indagato.

Nella lettera intimidatoria, dopo la conferma della "mia amicizia e lealtà come sempre", Lavitola scriveva all'allora Presidente del Consiglio: "La prego solo, nei limiti di quanto le sarà possibile, di tutelare la mia onorabilità", spiegando: "L'unica cosa che non consentirò è che, anziché essere considerato un amico disposto a sacrificarsi senza aver mai ottenuto nulla, venga qualificato come un piccolo truffatore che approfittava della sua fiducia" e concludendo sibillino e vagamente minaccioso: "Dalla lettura delle carte sarà impossibile sostenere che non ho ricevuto i 500 mila euro in contanti".

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