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Le guerre nel mondo oggi, dalla Palestina all'Ucraina: tutti conflitti in corso in Africa, Europa e Medio Oriente

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"Fermatevi per favore, ve lo chiedo con tutto il cuore, fermatevi": l'appello di Papa Francesco nell'Angelus di domenica contro le guerre che stanno devastando il Medio Oriente, l'Iraq e l'Ucraina è forse il messaggio più accorato per la pace che sia stato pronunciato di fronte alle recrudescenze di queste settimane. Una pace che manca non solo nei territori tornati all'onore delle cronache estere nell'ultimo periodo, perché luoghi in cui sono in corso conflitti sanguinari sono sparsi in tutto il mondo. Drammi non sempre raccontati, che disegnano una mappa geopolitica impressionante, come ricostruisce una recente inchiesta de L'Espresso, per la quantità di conflitti duraturi e apparentemente irrisolvibili anche a causa di una diplomazia internazionale spesso inconcludente.

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Non si bombarda solo in Palestina, dove la sproporzione delle forze in campo in un conflitto che si protrae da sessant'anni identifica il massacro di un'intera popolazione, costretta a vivere in un territorio sempre più eroso dall'avanzata militare di Israele, con un milione e ottocentomila persone letteralmente rinchiusa in quel pezzo di terra che è la striscia di Gaza. A nulla sono serviti nelle ultime tre settimane i tardivi appelli alla tregua da parte della comunità internazionale e le altrettanto tardive sanzioni dell'Onu a Israele, quella che ancora oggi viene considerata "l'unica democrazia del medio oriente" e che solo negli ultimi 20 giorni si è macchiata dell'uccisione di oltre 1000 civili palestinesi tra cui centinaia di bambini. Un vero e prorpio eccidio dall'inizio della cosiddetta operazione 'Margine protettivo', ennesimo capitolo di una guerra che va avanti dalla fondazione dello stato di Israele nel 1948 su terre occupate da secoli dai Palestinesi.

Quello israelo-palestinese non è il solo scenario devastante nel Medio Oriente: in Siria si combatte dal 2001 una sanguinosa guerra civile tra i dissidenti e le forze del dittatore Bashar al Assad. Uno scontro in cui si è inserito il movimento dell'Isis, lo Stato Islamico dell’Iraq e della Siria, fondato dai jihadisti internazionali che si sono inseriti nella contesa di un territorio in cui sono già morte oltre 250mila persone. L'ascesa dei jihadisti dell’Isis anche in molte città del vicino Iraq ha fatto ripiombare il paese ai tempi della caduta del dittatore Saddam Hussein: le forze occidentali hanno lasciato la popolazione nel costante incubo di attentati sanguinari.

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Un'altra guerra civile senza quartiere sta infiammando la Libia, dove lo scontro tra le milizie laiche e quelle tribal-religiose per il controllo della Cirenaica ricca di petrolio ha fatto precipitare nel caos un territorio che nel dopo-Gheddafi non ha saputo darsi un governo democratico. Nell'Africa del Nord persistono le guerre civili in Kenya e Somalia, dove è andato consolidandosi il potere del gruppo islamista di al Shabab. Nel deserto tra Algeria e Mali restano altissime le tensioni per via della presenza di estremisti legati ad al-Qaeda: i difficili negoziati appena partiti tra il governo e i separatisti in Mali, cui lo scorso anno l'intervento guidato dalla Francia ha inferto un duro colpo, hanno lo scopo di provare a riportare stabilità nel nord del paese.

Guerre civili infiammano da anni anche la Repubblica Sudafricana, il Sud Sudan, il Congo e la Nigeria, quest'ultima insanguinata da un conflitto ultradecennale che ha trovato nuova risonanza mediatica dopo il clamoroso rapimento di oltre 200 ragazze a Chibok: una tragedia che ha fatto nascere la campagna internazionale #BringBackOurGirls.

Nell'anno in cui si celebra il centenario dallo scoppio del primo conflitto mondiale, l'Europa rivive lo spettro della guerra con l'Ucraina diventata teatro dello scontro militare tra Kiev e i secessionisti filorussi appoggiati dal presidente Vladimir Putin. Una guerra civile che negli ultimi mesi ha fatto oltre mille morti ed è culminata nell'abbattimento di un volo di linea della Malaysia Airlines, probabilmente ad opera dei separatisti russi, nei cieli dell’Ucraina dell’Est con quasi 300 vittime. Un teatro in cui si fa sentire sempre di più la mancanza di una vera politica estera europea.

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