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Lega Nord raduno a Pontida, Bossi e Maroni: "Niente rottura"

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Non sono i tempi d'oro, ma il raduno di Pontida per la Lega Nord ha sempre un valore particolare. E quest'anno più che mai, dopo che lo scorso è saltato per gli scandali e l'alta tensione degli ultimi mesi tra bossiani e maroniani. Tensione che infatti è esplosa in una scaramuccia con insulti e qualche spintone quando i primi hanno mostrato uno striscione raffigurante il volto del segretario con il naso di Pinocchio. Un episodio che la dice lunga sulla 'coesione' del partito, così come la contestazione al sindaco di Verona, Flavio Tosi.

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Tuttavia, i due leader della Lega, Umberto Bossi e Roberto Maroni, hanno entrambi pronunciato discorsi distensivi e di rappacificazione, nonostante entrambi siano ben consapevoli che gli scricchiolii ci sono e sono sempre più sinistri. Il Senatur, infatti, ha dichiarato senza girarci intorno: "Chi ha detto che tutto va bene è un leccaculo. Ma tutto è ancora rimediabile". Come lui stesso ci ha tenuto a confermare (almeno a parole): "Non ho fatto la Lega per romperla", rilanciando la logora ma pur sempre condivisa battaglia contro Roma: "Non diamogli questa soddisfazione alla canaglia romana, non litigate tra di voi fratelli padani, datevi la mano" e polemizzando blandamente con il segretario, che a suo dire sbaglia quando dice "ce ne stiamo al Nord e ce ne freghiamo di Roma", perché la Lega deve "combattere su tutti i fronti", anche nella Capitale: "Voglio vedere cosa facciamo se non ci danno più i soldi", ha concluso Bossi.

Da parte sua Maroni ha sostanzialmente confermato la linea del suo predecessore, dicendo con soddisfazione che "i gufi sono stati smentiti: noi non siamo divisi" e anche che "la Lega è immortale". E soprattutto sembra più che mai intenzionata a perseguire l'obiettivo del federalismo (e pure dell'autonomia) con la macro-regione formata da Lombardia, Piemonte e Veneto: "Abbiamo una strategia che passa dalla conquista delle regioni del Nord per realizzare il nostro grande sogno: la Padania, la grande regione del Nord", ha dichiarato il neo-governatore. Che nel suo intervento - ovviamente, pure lui - ha attaccato duramente Roma: "Hanno fatto il decreto per dare i soldi a quei comuni del Sud che non li hanno. I nostri comuni i soldi li hanno. Ecco il grande inganno del governo che deve andare subito a casa".

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Niente di nuovo sotto il sole, dunque, alla ventottesima riunione del Carroccio, se non forse un ottimismo e una pace ostentati che invece nascondono tensioni che potrebbero deflagrare da un momento all'altro. Bossi e Maroni lo sanno e per evitare una scissione che significherebbe molto probabilmente la morte del partito, il segretario ha inscenato un siparietto sui 'diamanti di Belsito. "Dopo gli scandali siamo riusciti a recuperare, i veri diamanti della Lega sono i militanti: eccoli qui i diamanti di Belsito", ha concluso il governatore della Lombardia, tirando fuori da una busta gialla e mostrando ai presenti "13 diamanti veri, del valore di 10 mila euro l'uno per il militanti e le sezioni".


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