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Legge anti-corruzione: spunta l'emendamento "salva Ruby"

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Tutti la invocano e la ritengono necessaria, a partire dal Presidente della Repubblica al Capo del Governo, ma la legge anti-corruzione è ancora al palo: dopo l’accelerazione imposta dal ministro della Giustizia Severino, il disegno di legge che dovrebbe introdurre norme più stringenti per reati gravissimi contro la pubblica amministrazione continua ad incontrare le resistenze dei partiti. Monti lo aveva lasciato intendere già una settimana fa, dichiarando che "l'inerzia di una parte politica è comprensibile ma non scusabile". E ora gli ostacoli si fanno concreti.

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Da mesi il disegno di legge che porta la firma del Guardasigilli rimbalza tra Camera e Senato: dopo le polemiche sollevate dal cosiddetto "emendamento Sisto", che propone di concretizzare il reato di corruzione solo nel caso in cui si verifichi un danno patrimoniale, a Palazzo Madama spunta un altro emendamento a firma Pdl che l'opposizione ha già ribattezzato "salva Ruby". Il riferimento è alla marocchina che frequentava le feste dell’ex premier Silvio Berlusconi ancora minorenne: il cosiddetto Rubygate è sfociato in un processo a Milano in cui il Cavaliere è imputato per induzione e sfruttamento della prostituzione, anche minorile, oltre che per concussione in merito alla famosa telefonata in Questura per far rilasciare la ragazza spacciandola per "nipote di Mubarack". Un procedimento giudiziario, quest’ultimo, che in virtù dell'emendamento che si cerca di far approvare in Senato potrebbe essere completamente rivisto.

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In sostanza il problema sta in una parola, che però sarebbe sufficiente a restringere il campo del reato di concussione. Nel disegno di legge messo a punto dalla Severino, che non modifica di fatto l’attuale normativa, il reato di "Induzione indebita a dare o promettere utilità" è contestato ad un pubblico ufficiale o un incaricato di pubblico servizio che "abusando della sua qualità o dei suoi poteri, induce taluno a dare o a promettere 'indebitamente', a lui o a un terzo, denaro o altra utilità". A fronte di questa definizione, l’emendamento a firma di Luigi Compagna e Maria Alessandra Gallone (Pdl), chiede che si sostituisca l’avverbio "indebitamente" con quello "illecitamente".

Una modifica tutt’altro che formale, visto che il reato si restringerebbe ai soli casi in cui si accerti una condotta illecita, e non semplicemente indebita, da parte dell’imputato. Ed ecco che scatta l’allarme: secondo il centrosinistra, se passasse questa modifica, i processi in corso potrebbero essere tutti da rifare. Primo fra tutti, quello che vede imputato Silvio Berlusconi a Milano proprio per concussione. Sullo stesso procedimento potrebbe influira anche un altro emendamento presentato dal Pdl, a firma di Antonino Caruso, che ridurrebbe invece la pena per l'abuso d'ufficio da uno a tre anni (invece che da uno a quattro), eliminando di fatto la misura dell’arresto.

Insomma, una serie di ostacoli che potrebbero indurre il ministro Severino a riunire alcune modifiche in un unico maxiemendamento su cui porre la fiducia. Il tutto nel giorno in cui l’allarme corruzione si fa sentire: si allarga l’inchiesta sui fondi regionali del Lazio, con l’ex capogruppo in Consiglio Franco Fiorito indagato, oltre che per peculato a Roma, anche a Viterbo per calunnia e falso insieme ad altri componenti del coordinamento regionale del Pdl, in merito alla gestione delle risorse del partito. Sul fronte del centrosinistra invece, per Filippo Penati è stato chiesto il rinvio a giudizio per corruzione, concussione e finanziamento illecito ai partiti in merito all’inchiesta sul cosiddetto "sistema Sesto" (i fatti risalgono a quando l’esponente di spicco del Pd era sindaco di Sesto San Giovanni e poi presidente della provincia di Milano, ndr). Sempre oggi, il dossier "Corruzione" presentato da Libera, Avviso Pubblico e Legambiente conferma dati inquetanti sull’influenza di questo reato sulle tasche pubbliche: la corruzione ci costa ogni anno dieci miliardi di Pil in meno e -6% di produttività.

A giudicare dall’attività parlamentare degli ultimi mesi, si fa sempre più concreto il dubbio che una classe politica infarcita di indagati, rinviati a giudizio e condannati per i reati più svariati (Report, il programma d’inchiesta di Milena Gabanelli, ne ha proposto una carrellata inquetante e significativa) non riuscirà a portare a casa il provvedimento così come chiede a gran voce l’Unione Europea. Come ha spiegato efficacemente Marco Travaglio su Fatto Quotidiano: "Dovrebbero votare leggi più severe contro la corruzione, la concussione, il falso in bilancio, la truffa, il peculato, l’abuso d’ufficio, il finanziamento illecito, l’associazione per delinquere, ma non vogliono né possono farlo, dovendo rispondere di quei reati nelle procure, nei tribunali, nelle corti d’appello, in Cassazione o addirittura (21 di loro) sono già stati condannati in via definitiva".

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