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Legge Bongiorno-Carfagna: ergastolo per femminicidio

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Per indicare il reato di un uomo che uccide una donna 'in quanto donna' in Italia è stato coniato un brutto neologismo, 'femminicidio', ma per quanto semanticamente il termine sia deprecabile, lo è ancora di più il fatto che nel Belpaese dall'inizio dell'anno sono morte oltre 100 donne, uccise dal marito, dal compagno, dal padre, da un fratello, per il semplice fatto di aver provato a sottrarsi alla loro tirannia. Per questa ragione, le deputate Giulia Bongiorno (Fli) e Mara Carfagna (Pdl) hanno avanzato una proposta di legge con la quale chiedono di punire il femminicidio con l'ergastolo.

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La decisione di presentare la bozza in questi giorni non è casuale: intanto i tempi della legislatura stringono, e dunque è necessario fare il più in fretta prossibile, ma soprattutto il 25 novembre si celebra la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne e dunque la proposta di legge assume un valore particolare: "Il Governo Monti non ha neanche ritenuto di dedicare alla questione femminile un ministro o un sottosegretario ad hoc, mentre sarebbe servito un segnale simbolico in questo senso", ha detto la presidente della Commissione giustizia della Camera, Giulia Bongiorno, spiegando che il femminicidio nasce dal fatto che gli uomini "pensano di essere superiori e di avere il diritto di decidere come e quanto debba vivere una donna".

La proposta di legge Bongiorno-Carfagna chiede dunque di introdurre due aggravanti per le quali prevedere l'ergastolo, precisamente quella di "femminicidio aggravato" e di omicidio preceduto da anni di maltrattamenti. Nel primo caso, si parla di un inasprimento dell'articolo 576 del Codice penale, con volontà di punire con il carcere a vita chi uccide "in reazione a un'offesa all'onore proprio o della famiglia di appartenenza o a causa della supposta violazione, da parte della vittima, di norme o costumi culturali, religiosi o sociali ovvero di tradizioni proprie della comunità d'origine". Nel secondo, invece, si chiede di accertare la preesistenza di atti di violenza reiterati e continuativi nei confronti della vittima e di punirli con valore reatroattivo.

Ma non solo. La proposta di legge avanzata dalle due deputate introduce anche il reato di "matrimonio forzato" e chiede di equiparare di fronte alla legge marito e convivente, come stabilito dalla Convenzione di Istanbul. La pena per il primo reato va da 1 a 5 anni di carcere e riguarda qualsiasi forma di matrimonio 'coatto' indotto con la violenza, la minaccia o l'inganno (per esempio attirando da un altro stato una persona per costringerla a sposarsi una volta in Italia), mentre per il secondo si parla anche di un'aggravante nel caso in cui il delitto venga commesso nei confronti di un minore o in sua presenza, equivalente a 24 o 30 anni di carcere.

Insomma, una "legge forte", come invoca la Bongiorno, che tanto lei che la seconda firmataria Carfagna - che è già riuscita a fare approvare una legge sullo stalking - sperano di riuscire a condurre in porto prima della conclusione della legislatura: "Siccome la violenza sulle donne è un'emergenza nazionale, se ci sarà il supporto dei parlamentari io non escludo anche di poter riuscire a vedere approvata questa legge", ha detto Bongiorno. E a quanto pare, il sostegno c'è: la vice-presidente del gruppo Pdl alla Camera, Barbara Saltamartini, e la candidata alle primarie del Pd, Laura Puppato, stanno infatti invitando tutte le parlamentari a sottoscrivere la proposta perché venga approvata.

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