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Legge di stabilità al voto Senato e Camera , Monti a Palazzo Madama

  • La Presse

L'Italia si muove in fretta cercando di risollevare le sue sorti in un momento in cui il clima di fiducia è tutto da ricostruire, come hanno confermato gli ispettori Ue, presentatisi ieri in Senato per verificare i tempi di approvazione della legge di stabilità, che si è svolta con 'serenità e collaborazione', ha riferito il Presidente della Commissione Antonio Azzollini.

'Monti Premier, scelta ineludibile'

Anche se le polemiche, ovviamente, non sono mancate, come l'abolizione del catalogo nazionale delle armi da sparo, inserita nel maxiemendamento dal governo e che ha allarmato l'Associazione dei funzionari di polizia, che ritengono significhi rendere normale la 'liberalizzazione del commercio delle armi più pericolose in Italia'. Disaccordi anche sul rifinanziamento di 150 milioni della cosiddetta 'legge mancia' che permetterà di porzionare finanziamenti per una miriade di progetti e iniziative dei piccoli Comuni; Roberta Pinotti (pd) ha acceso la polemica sostenendo che i milioni dovevano essere destinati agli alluvionati di Liguria e Toscana, piuttosto.

Ma alla fine, nonostante tutto, il voto c'è stato in modo bipartisan: 'Sono le uniche opere concrete finanziate in questa legislatura' ha detto Vidmer Mercatali (Pd); oggi, a Palazzo Madama ci sarà l'ultimo step con il voto definitivo e da domani passerà alla Camera per la chiusura finale. Intanto, ci si interroga anche sulle sorti del governo e proprio ieri a Palazzo Grazioli, Silvio Berlusconi si è riunito con i 'suoi' per decidere sul da farsi; molte le spaccature all'interno dei partiti, tra chi sostiene il governo tecnico con Monti alla guida e sempre meno, invece, il voto anticipato, ipotesi sempre più remota, tanto che l'ultima soluzione proposta dalla maggioranza dell'attuale esecutivo è stata quella di supportare il governo Monti con un appoggio esterno.

Intanto come nome da presentare per le consultazioni con il Quirinale, il partito di centro destra propone Dini, mentre Berlusconi non si esime dall'offrire ai giornalisti un'ultima stoccata su Fini, dicendo: '...aveva detto che si sarebbe dimesso un minuto dopo le mie dimissioni... Io le sto per dare. Ora aspetto un suo gesto conseguente'. Insomma, Berlusconi non molla la presa e dice :'Le elezioni sarebbero la scelta più limpida, ma la speculazione dei mercati spinge per un altro tipo di soluzione, come un nuovo governo. La scelta - spiega ai senatori - spetta al partito, se necessario convocando la direzione nazionale del partito'. Il Premier ha riunito i suoi alleati per ascoltare il loro punto di vista, ma soprattutto per capire se il partito al Senato è ancora compatto.

Intanto la Lega ha annunciato: 'Se ci sarà un governo Monti passeremo all'opposizione, la strada maestra è il voto'; contrari anche Idv e sinistra estrema, Di Pietro dice: 'Valuteremo i provvedimenti caso per caso', ma i dipietristi contestano la decisione del partito, il Sel di Vendola orientato a dire sì, ma solo se il governo sarà 'a tempo'.

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