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Legge elettorale: Consulta decide su Porcellum, governo al lavoro per la riforma

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Il Porcellum ha i giorni contati? Con il punto interrogativo, perché quando si parla di riforma della legge elettorale la parola certezza non esiste. Sembrerebbe di sì, anche se al momento non è chiaro in quanto tempo 'smetterà di respirare', né per mano di chi, né - ancora - da quale nuova normativa sarà rimpiazzato.

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Il sito del quotidiano La Repubblica oggi titola che sarà la Consulta, in ultima istanza, a decidere del Porcellum, stabilendone la costituzionalità o meno. I supremi giudici hanno inviato alla Corte un documento di cui al momento non è noto il contenuto, ma che presumibilmente si concentra su quelli che sono i punti caldi della legge Calderoli del 21 dicembre 2005, ovvero il "premio di maggioranza senza una soglia minima di voti ottenuti", "l'illegittimità di due quozienti differenti per l'attribuzione dei seggi", l'anomalia di Camera e Senato con maggioranze diverse e l'impossibilità di scegliere i candidati.

Un'analisi che - considerati i tempi istituzionali della Consulta - potrebbe richiedere dai 6 agli 8 mesi, ma che il quotidiano ipotizza potrebbe concludersi molto prima, in ragione dell'urgenza dell'argomento e della delicata situazione contingente.

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Di pari passo alla Corte, comunque, anche il governo Letta si sta muovendo. Il premier al proposito ha addirittura indicato un timing: 7 giorni. Un'ipotesi a dir poco ottimista, considerato che i tentativi di riformare la legge elettorale si trascinano stancamente e senza soluzione da mesi, per non dire anni. Ma a spingere il Presidente del Consiglio verso una rapida soluzione c'è lo spauracchio - neppure troppo remoto, viste le continue minacce del Pdl di far cadere il governo - di dover tornare alle urne in tempi brevi. Per cui, di necessità virtù, come si suol dire.

E allora ecco tutte le parti in causa impegnate a trovare una rapida soluzione, ovviamente nella direzione più utile ai propri interessi. Il Pdl, infatti, punta a una revisione del Porcellum, con una serie di ritocchi ad hoc sui punti più discussi: l'introduzione della soglia minima del 40% dei voti per la coalizione vincente per avere il 55% dei seggi, di un premio nazionale al Senato (per evitare la discrasia tra le Camere) e (ma qui si è nel regno del forse) delle preferenze.

Ma se l'idea della manutenzione piace a Silvio Berlusconi e ai suoi (in virtù della forza del Cavaliere come persona, in grado di calamitare voti su di sè in quanto tale) e pure a Gaetano Quagliarello e Dario Franceschini, non altrettanto si può dire del resto del Pd, che almeno su una cosa sembra unito: l'abolizione tout court del Porcellum per tornare al vecchio Mattarellum. Portavoce di questa posizione è Anna Finocchiaro che - a sorpresa - ha trovato appoggio oltre che nel partito in Beppe Grillo e, addirittura, in Roberto Calderoli.

Una discussione, insomma, che può far saltare il banco. Letta ha convocato un vertice per la prossima settimana per tentare una composizione delle parti, ma è evidente che le posizioni sono molto distanti e forse (probabilmente) inconciliabili. E già la decisione sull'Imu, prevista per oggi pomeriggio, potrebbe minare la solidità del nuovo governo: riuscirà il premier a superare indenne tutti gli ostacoli e - almeno - a cambiare la legge prima di andare a nuove elezioni? Verrebbe da dire: le scommesse sono aperte, ma l'argomento è troppo serio per scherzare, per cui l'unica cosa da fare è attendere e vedere che cosa accadrà.

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