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Letta respinge dimissioni dei ministri: scissione Pdl. Berlusconi: "Si voti la sfiducia"

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di Claudia Gagliardi

Enrico Letta si presenterà alle Camere per ottenere la fiducia: il premier va avanti seguendo il piano annunciato dopo l'apertura della crisi da parte del Pdl e adesso sembra avere un asso nella manica. Dopo una giornata convulsa segnata dalla conta tra falchi e colombe e da voci di scissione nel Pdl, Letta ha ribaltato la scena assumendo l'iniziativa di respingere le dimissioni dei ministri del Pdl.

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Il partito del Cavaliere è ormai plasticamente diviso in almeno due fazioni, lo si capisce durante la giornata di vigilia della verifica di governo anche solo dal fatto che i due gruppi si riuniscono in due sedi diverse: mentre Berlusconi convoca un vertice ristretto con lo stato maggiore del partito a Palazzo Grazioli, il segretario Angelino Alfano riunisce i ministri pidiellini alla presenza di Gianni Letta. E la sensazione è che tra le colombe del Pdl ci siano i numeri affinchè si possa assicurare il sostegno al governo Letta, nonostante Berlusconi in tarda serata abbia chiesto espressamente ai suoi di sfiduciare Letta, respingendo l'ultimatum del vicepremier che aveva invitato il partito a votare unito la fiducia all'esecutivo.

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Ne è convinto il senatore Carlo Giovanardi, che ha parlato di decine di parlamentari pronti a votare la fiducia nonostante i diktat berlusconiani: "Alfano ha i numeri per formare un nuovo gruppo, siamo anche più di 40, e siamo fermi nel voler mantenere l'equilibrio di governo. Per questo voteremo la fiducia. Il problema dei numeri, al massimo, è degli altri". Non si tratta, però di una semplice corrente, ha spiegato Giovanardi ai cronisti: "Scissionisti sono quelli che si pongono fuori dalla linea del partito, escono dai gruppi e vogliono fondare Forza Italia, non chi rimane fermo sulle nostre posizioni fondatrici". Il nuovo soggetto politico avrebbe addirittura un nome, "Nuova Italia", in contrapposizione alla nascente Forza Italia giudicata troppo condizionabile dalle frange estreme del partito. E a proposito di frange estreme, una prima vittoria Alfano l'ha ottenuta: Daniela Santanché si è detta disposta a offrire la sua testa al vicepremier pur di ricomporre lo strappo interno al Pdl.

Per tutta la giornata a Palazzo Chigi si sono susseguiti incontri tra il premier e diversi esponenti politici: dai ministri dimissionari Alfano, Gaetano Quagliariello, Nunzia De Girolamo e Beatrice Lorenzin, ai colleghi di partito Matteo Renzi e Gianni Cuperlo. Non è mancato un confronto con Gianni Letta, che è il simbolo per antonomasia del dialogo tra Berlusconi e i suoi interlocutori istituzionali. Il tentativo di Alfano è portare a buon fine una trattativa con il Cavaliere per ottenere una prosecuzione dell'esperienza di governo in cambio di un rimpasto dell'esecutivo, un accordo su Iva e Imu e la riforma elettorale: "Rimango fermamente convinto che tutto il nostro partito domani debba votare la fiducia a Letta. Non ci sono gruppi e gruppetti". Il lavoro interno di Alfano sembra aver dato i suoi frutti: dopo le voci di scissione sempre più concrete, arriva infatti la mossa di Letta. Il premier respinge le dimissioni dei ministri. Secondo fonti del governo, è il segno che Letta sa di poter ottenere una nuova maggioranza in Parlamento: mercoledì porrà la questione di fiducia sul discorso programmatico alle Camere.

Il premier ha incassato l'appoggio totale del suo partito, da Renzi al segretario Guglielmo Epifani, che all'assemblea dei parlamentari democratici ha dichiarato: "Berlusconi ha cercato la crisi in modo pretestuoso, ma sta perdendo (...) Se una parte del centrodestra domani voterà la fiducia avverrà un fatto di grande portata politica, positivo prima di tutto per il Paese".

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