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Libia: il mondo si prepara al dopo Gheddafi

  • LaPresse

"Avete vinto la vostra rivoluzione, ora avete una grande responsabilita" con queste parole ieri, dal Giardino delle Rose della Casa Bianca, Barack Obama si è rivolto ai libici, esortandoli a "costruire un Paese democratico e tollerante", in cui "si rispettino i diritti umani e si mettano in sicurezza le armi più pericolose". Un augurio-appello, quello del presidente degli Stati Uniti, che riassume il pensiero e le preoccupazioni di tutto il popolo occidentale.

Il cadavere di Gheddafi, video

Il dittatore linciato e picchiato prima di morire, video

Le foto del cadavere di Gheddafi

Mentre le immagini di Gheddafi barcollante, macilento, sporco di sangue e poi morto - abbandonato su una barella - facevano il giro del mondo, i politici di ogni parte del pianeta esprimevano infatti la propria soddisfazione per la fine di un'epoca di terrore e violenza, auspicando una nuova era ed esprimendo velatamente il timore per quello che sarà il dopo Rais in Libia. Un atteggiamento reso emblematico dal segretario di Stato americano Hillary Clinton, che dopo essersi lasciata andare a un 'wow!' di entusiasmo alla notizia della morte del colonnello, ha subito invitato a non abbassare la guardia.

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E se nelle sue parole il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, è cauto e ricorda al popolo libico che il cammino che "deve intraprendere è difficile e pieno di ostacoli" e che "non è il tempo della vendetta, ma quello della ricostruzione e della riconciliazione", non manca comunque l'esultanza per un'operazione militare condotta a buon fine proprio quando lo spettro dell'Agfhanistan iniziava a diventare opprimente.

Così, se per Nicolas Sarkozy è "una nuova pagina" che si apre su un futuro di "riconciliazione nell'unità e nella libertà", per la cancelliera tedesca Angela Merkel "finisce anche una sanguinosa guerra, che Gheddafi ha condotto contro il suo stesso popolo. La strada è libera adesso per un nuovo inizio politico nella pace". Dello stesso avviso la Lega Araba, che si augura che dopo la morte del tiranno i libici possano ricominciare da capo, dimenticando "le ferite del passato" e "guardino al futuro senza sentimenti di rancore o vendetta, rifiutando tutto ciò che potrebbe minare l'unità nazionale e la pace".

In Italia la morte di Gheddafi è stata accolta con uguali sentimenti - e un po' di preoccupazione per quello che sarà l'eventuale ruolo del Paese nella costruzione e nello sviluppo della nuova Libia - e mentre Silvio Berlusconi si affida al latino per commentare la fine dell'ex amico - "sic transit gloria mundi" - Giorgio Napolitano festeggia la fine della dittatura augurando "che si costruisca un Paese nuovo, libero e unito". Speranza condivisa dal Ministro degli esteri Frattini, che auspica la creazione di quel "governo libico che tutti attendiamo per andare verso elezioni democratiche".

Divisi sui mezzi, ma uniti nell'obiettivo Pier Ferdinando Casini e Pierluigi Bersani. Per il primo infatti la morte del colonnello "non potrà cancellare le sofferenze che ha inflitto a migliaia e migliaia di libici", mentre il secondo dice che "una morte non si festeggia mai", sottolineando l'importanza che "il sangue sparso generi democrazia e amicizia tra i popoli del Mediterraneo e che l'Italia riprenda la propria voce". Fuori dal coro il commento di Mario Borghezio, che celebra la "morte gloriosa" di "un grande leader, un vero rivoluzionario".

E mentre il mondo parla, si interroga e augura al popolo libico (e a se stesso) di fare la scelta 'giusta' per il proprio futuro, permane ancora un alone di mistero sulla fine del Raiss. Secondo l'ultima e più accreditata versione, Gheddafi sarebbe rimasto ferito durante un raid della Nato e si sarebbe nascosto in un tubo di irrigazione presso Sirte. Qui sarebbe stato scoperto da un ragazzo ventenne che lo avrebbe fatto uscire e consegnato al resto delle truppe del Cnt, che lo avrebbero insultato, percosso e poi giustiziato con un colpo alla testa intorno alle 9 di ieri mattina. Il cadavere quindi sarebbe stato portato a Misurata su un ambulanza.

Ma nessuno è certo che le cose siano andate realmente così. Persone comuni, combattenti e giornalisti 'testimoni oculari' raccontano tutti storie diverse e la fine del Rais sta diventando leggenda. Un rischio che nè il Cnt nè la comunità internazionale vuole correre e che il governo provvisorio ha scelto di bloccare sul nascere annunciando che Gheddafi "sarà sepolto in un luogo segreto". Nessuna tomba, nessun santuario meta di pellegrinaggio, proprio come per Osama Bin Laden, affidato all'oblio dell'oceano.

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