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Libia, Italia in guerra

Dopo la risoluzione dell'Onu e dopo i primi attacchi della coalizione internazionale, anche l'Italia ha preso parte alle operazioni sulla Libia. Ieri dalla base militare di Trapani Birgi sono partiti sei Tornado italiani diretti in Libia.

In collegamento ieri alla trasmissione di Mediaset 'Domenica 5', il ministro degli Esteri Franco Frattini ha detto: 'Noi abbiamo più volte dimostrato solidarietà e amicizia al popolo libico e, evidentemente, di fronte agli attacchi forti e ai bombardamenti sulle città della Libia, non potevamo rimanere indifferenti, specialmente quando l'alleanza internazionale con le Nazioni Unite ha deciso di intervenire'.

Il discorso di Sarkozy che annuncia l'inizio della guerra

Le foto dell'attacco alla Libia

Il nostro Paese ha messo a disposizione della coalizione otto aeroplani, a quanto pare quattro Tornado Ecr e quattro caccia F-16. Per le operazioni di rifornimento in volo ci sono due Tornado Ids. Anche se sotto l'egida dell'Onu, l'Italia è in guerra. I Tornado italiani sono stati impegnati nel distruggere i sistemi radar libici e il raid si è concluso con successo.

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Ma il nostro Paese in queste ore è protagonista in Libia anche per il sequestro di un'imbarcazione avvenuto all'alba di ieri nel porto di Tripoli. Si tratta dell'Asso 22, nave appoggio della compagnia italiana Augusta Offshore spa, di proprietà dell'armatore napoletano Mario Mattioli, impegnata con i propri rimorchiatori in attività presso la piattaforma petrolifera di Mellitah. Dell'equipaggio fanno parte otto italiani, due indiani e un ucraino. Gli italiani sono i siciliani Salvatore Boscarino, Giorgio Coppa, Nino Arena e Graziano Scala, l'ischitano Giuseppe Iapino, due sorrentini e un laziale dei quali non sono state diffuse le generalità. In queste ore si sta cercando di capire se effettivamente si sia trattato di sequestro e nel caso chi possano essere gli autori. Nel frattempo la società armatrice ha fatto sapere che l'Asso 22 durante la sosta nel porto di Tripoli è stato più volte visitato da uomini libici, qualificati come appartenenti alle autorità portuali.

I primi attacchi della coalizione internazionale hanno fermato l'avanzata delle truppe di Gheddafi verso Bengasi. Da quanto si è appreso, ieri sera è stato inoltre completamente distrutto da un missile un edificio amministrativo situato nel complesso di Bab el Aziziya a Tripoli, la residenza del Colonnello Muammar Gheddafi. L'edificio sorgeva a solo una cinquantina di metri dalla tenda dove Gheddafi è solito ricevere gli ospiti importanti.

Secondo quanto riferito dal quotidiano algerino Shuruk, che rilancia il sito dell'opposizione libica al Manara, il sesto figlio di Gheddafi, Khamis, sarebbe morto in seguito alla ferite riportate sabato scorso, quando un pilota libico si è schiantato di proposito con il suo jet contro la caserma di Bab al-Azizia. Khamis, 32 anni, addestrato in Russia e alla guida della brigata omonima impegnata nella lotta contro gli insorti, è stato ricoverato in un ospedale di Tripoli in terapia intensiva e sarebbe deceduto poche ore dopo. La notizia però non è stata confermata dai media del regime. Secondo il quotidiano algerino, al pilota Mohammed Mukhtar era stato ordinato di bombardare la zona di Agedabia, ma all'ultimo momento ha deciso di invertire la rotta e di dirigersi verso Bab al-Azizia.

 (foto © LaPresse)

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